OMAGGIO A GIACOMO LEOPARDI

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  INTERESSANTE SITO, RICCO SI LETTERATURA LEOPARDIANA

 

http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/leopar2.htm

Il Poeta di RECANATI

GIACOMO LEOPARDI

MANOSCRITTO  L'INFINITO
MANOSCRITTO L'INFINITO

POESIE SEMPRE CARO''2013( lavoro ancora incompleto)

OPERE a concorso ‘’SEMPRE CARO 2013 N.1 La notte dei carillons Una luna grondante quasi neanche luna: volo di ippogrifi fuori e dentro le nuvole che si distruggono in capricci di pioggia Ansimare di aghi-foglia: onda verde attratta dall’ultimo quarto Pensieri invisibili e affondano il remo nella notte fiume attenti ad evitare il verso della civetta. Non fu sempre così guercio il silenzio Non quando s’accesero le candele sull’ippocastano Non quando il vento caricò i fiori d’ippocastano e di tulle li rivestì la luna. Non quando le panchine erano tutte occupate da fremiti e tra i candelieri musicali, dolcelunata, s’aggirava la notte dei carillons… *************************************************** N- 2 TI DETESTAI / MI INNAMORAI TI IGNORAI, al tempo dei miei piccoli passi nei sorrisi gioviali scambiati alle finestre, e nelle lunghe corse campestri -da candida puledra scalpitante-, tra essenze di zagare, limoni e quelle dei gelsomini che improfumavano la volta del cielo esultante. TI DETESTAI, nelle lunghe tediose mattine scolari, costretta nel banco, tra puzzo d’inchiostro e stridio di gessetti; quando chinarmi su un tomo grigio e pesante non era mai abbastanza Un misfatto greve un verso mal recitato o la dimenticanza dell’uccellino “solitario d’in su la vetta” o di limitanti siepi. TI MALEDII, nelle piccole angherie, nelle punizioni patite: “lezioni” d’una maestra intagliata nel legno. MI INVAGHII di te, al “fiorire delle fanciullette” quando allo specchio compare un altro volto e vesti e scarpe si scoprono ristrette. MI INNAMORAI di te; nel giorno aguzzo dell’uragano nell’ora sardonica e avversa dell’avvilimento al crollo d’antiche certezze fattesi illusione -quando la vita ti guarda sghemba, ti beffa, ti muove guerra –, o al tempo dello stare pensosi in disparte schiacciati dall’ostinata incostanza della fede. MI INNAMORAI di te Giacomo l’insigne, Giacomo il dolente, nel bisogno di capire, capire e capire ancora. Il cuore, volente, s’arrese alle intime parole: e attinsi all’inedite visuali, alle sublimi minuzie. Giacomo mio, Giacomo nostro cantore che bussi all’uscio delle sere trapunte di spine; Lampi d’argento le interrogazioni all’astro notturno… e ancora graffiano il fondo dei nostri cuori! Fascinosi fermenti le incompiute risposte… e ancora s’agitano, riecheggiano in noi! Giacomo mio e nostro illuminato nocchiero, epico nostromo proteso sull’orizzonte del mondo, messaggero eterno sul valico del tempo sentore e viatico per le cose celesti che possono addolcire il tremendo del vivere. ************************************************** N3 VERRA’ IL TEMPO Verrà il tempo Che ci stringerà in un lungo abbraccio, dove non esiste gioia o dolore cielo e mare. Verrà il tempo Con altri vestiti Senza maschere, senza falsità, dove gli occhi saranno i nostri occhi Il cuore dirà solo verità, i corpi un fardello inutile da abbandonare. Verrà un tempo senza malinconia. Verrà un tempo Dove non esiste tempo. ******************************************************** N.4 PARLO A LUI Trasecola la notte davanti all'alba che sorge mentre pian piano il sole si accende sull'infinito. E mentre guardo incantata il giorno che nasce io penso a te quando immerso nel tuo struggente silenzio iniziavi il cammino per una strada incerta. Viandante solitario, dei passi perduti calpestavi frantumi di sogni come foglie ingiallite Pensieri velati naufragati nel tempo nel lento trascorrere di ore perverse Barriere invisibili, nemiche, infrangibili e sprazzi di luce già subito spenti... Volevi trovare tesori nascosti riempirti le mani di raggi di luna sentirti appagato di sogni e speranze Desolato cammino contro il vento crudele inseguivi un desiderio beffardo e fatale Sfidavi controvento la tempesta ma poi dall'ombra è ritornato il sole. Hai rubato alle stelle lo splendore hai rubato le lacrime alla luna e il pentagramma con le tue parole si trasformava in musica. Oh! dolce Silvia dal tuo ricordo scaturì una luce che sublimò nel cielo dell'amore. Viaggiasti nel tempo e nello spazio. Ma lassù trovasti a mille gli Angeli che ti aspettavano per cingerti la fronte di un'aureola immortale... **************************************************** n 5 Camminando sui tuoi passi (a Giacomo Leopardi) Cammino sui tuoi passi respiro la tua aria ammiro i tuoi monti azzurri e come te al di là della siepe sogno orizzonti nuovi Identico è l’incanto della campagna intorno che tu miravi cantando il passero solitario Eterno è il tormento in questo diverso tempo l’amore come allora sofferenza e dolore Del cielo e del verde si nutre il mio cuore ma il fiume che bagna l’anima è di acqua salata Vorrei tanto volare ma i miei piedi frenano e le ali non si aprono e parlo con la luna sperando che mi aiuti e guardo verso il mare come altra via di fuga… Nei cieli di domani verranno nuove lune e noi sempre più forti e noi sempre più belli ma sempre combattuti fra illusioni e rimpianti Aleggia la tua anima fra i vicoli del borgo sulle pietre delle strade sui muri delle case e dalla finestra chiusa lassù tu Poeta osservi chi ancor indugia sui tuoi passi… ******************************************************** N 6 Quando l’aura soave Quando l’aura soave d’inizio primavera muove le foglie nuove del ciliegio lievi come una piuma e suona la campana nella bruma di un fioco mezzodì, ti parlo come fossi sempre qui per dirti ancora, madre ormai lontana, tutto il bene che allora ti volevo e ancor ti voglio. Parmi che la membranza rechi sulle ali dei tanti anni bruciati quella tua bella voce, madre, che giaci sotto la tua croce. Credo proprio che mai per me ci sarà un giorno senza le tue parole, quelle che ancora sento nella mente e nel cuore quando sogno di stringer la tua mano. E tutti i dì si posa nel mattino l’usignolo su un ramo qui vicino e canta una canzone proprio a te tutta in levare e scendere, che culla il cuore triste e alimenta un poco, quando se n’è partito, quella brace che resta dopo il fuoco. ************************************************************ N 7 FRAMMENTO Mentre fremente vivo di ore lontane e immagini di ieri, sento del tempo il volare negli anni, assenti -noi- dagli attimi felici, dagli eventi futuri attratti e vinti. Scompaiono minuti e giorni come sabbia tra le dita. Viene, esistenza! Canta! E' affanno e trepidante attesa e nulla: di quel Tutto frammento, come armonia nell'infinito cosmo. Poi inattesa giungerai -fine che eterna mantieni la vita- il tuo velo cadrà sulle mie amate stelle e infinita vivrò nei fiori, nei germogli di terra senza nome. ****************************************** N.8 “Vorrei“ Come vorrei poter fermare il tempo, come vorrei sconfiggere la sorte, solo cosi mi sentirei contento d’aver beffato la signora Morte. Come vorrei ridivenir bambino per rivivere i giorni della verde età per deridere un po’ il rio destino lui che non sa cosa vuol dir pietà. Vorrei un mondo senza povertà, senza razzismo e con tanto amore dove regni la pace e la felicità e da ogni zolla nasca un fiore. Su tutte le labbra vorrei un sorriso e in ogni cuore un’infinita bontà, allor la terra sarebbe il paradiso e la vita durerebbe un’eternità. Vorrei, vorrei, io lo vorrei tanto ma vita e morte son doni del Signore. Svanisce il sogno mio come d’incanto e mi ritrovo ancor più peccatore. ******************************************************* N 9 IL VECCHIO GABBIANO Senza dolore mi perdo nel vento mi lascio cullare nel cielo sereno viaggio di ali spiegate al tormento di giorni passati al sapor di veleno fame, sterminio e numeri impressi tra carnagioni indegne di vita ghetti, baracche, forni e processi mera vergogna, crudeltà infinita ora che il vento mi porta lontano e colmo distanze con bianchi cumoli cambio la pelle da nero gitano l’affido alle ceneri di schiusi tumuli cade il perdono di gocce leggere che bagna e non lava memorie infette la macchia eterna di anime nere passate alla storia.. per me maledette! Canto nel vento un inno gitano per tutti gli uomini liberi e sani vi arrivi su ali di un vecchio gabbiano dal becco semita ed occhi cristiani ************************************************************** N. 10 Per infinito andar del tempo Per infinito andar di questo nostro tempo Per continuo variar d’ affetti e di pensieri Per perenne nostalgia del passato Alla fine ognuno di noi si sente un po’ defraudato. In questa mortal vita tutto si oscura Ed ogni nostra gioia passa e niente dura. Trovar pace in questa terra è un’ avventura Un agitarsi alterno fra il paradiso e l’ inferno. E il tuo giorno che non fa più ritorno Tra i rottami del passato vano Questa è la meta dei nostri affanni L’ unica cosa certa col tempo sono i malanni. Ora se c’ è una cosa assai amara E’ quella di capire con l’ andar del tempo Che la vita giusta era quell’ altra Tornar indietro non ci è concesso ************************************************************ N. 11) TACCIA LA CICALA, IL MERLO E LA CIVETTA Quando i ricordi saranno spoglie consumate e smunte appese al cielo con i lacci dei miei perché annodati a fatica l'uno accanto all'altro, come a tenere insieme quel nebbioso cammino che fa di un'alba sbiadita un tramonto acceso di colori, io sarò lì, persa nel vortice dei miei silenzi, con ago e filo tra le mani a ricucirmi addosso gli anni ormai passati e gelosa di ogni singolo respiro speso a muovere terra, acqua e vento, continuerò ad essere quello che sono sempre stata: solo sabbia ammucchiata a caso sulla riva del mio domani a conservare orme su orme... L'onda arriverà sempre troppo tardi; si aggrumeranno granelli di vita all'aria, come cemento a presa rapida e, nel calco che conserverà l'impronta, adagerò la memoria a riprendere forma. E' così che sono solita fermare il tempo, frugando tra stagioni di rose e viole, mai indecisa nel sceglierne una... Come potrei dimenticare l'ultima primavera e, della sua giostra di pensieri, il refolo capriccioso? Al di là dell'oggi i sogni infittiscono di piume le loro ali e s'annidano in bianche fantasie di cirri e nembi tanto da rendere inutile qualsiasi parola si voglia dire. Allora... taccia la cicala, il merlo e la civetta, non è più l'ora di far rumore, quieta rimarrà la bocca, ora e sempre, nell'eterno giro dell'immutabile sole. ********************************************************* N. 12) SPIEGA L’ALA LA NOTTE Spiega l’ala, la notte. Ma non più per te. Per te si è chiusa ogni stagione. Mi brucia dentro ancora la memoria di sospirate tue chimere e mi piangono negli occhi tue disperse gioie di mamma giovane. Di donna. Sento voci che chiamano te ancora. Non distante la riva col suo pianto. Il borbottio della memoria corre indietro nella polvere e frammenta virgolette di carta sulle mie mani. Se vuoi lascia fluire, Fiore, sui miei specchi il sorriso delle spighe nei campi e la rugiada sulle rose. La parola si spegne sulle mie labbra. Non è mai facile per me afferrare di nuovo la magia, la santità – o il sortilegio? - di quel giorno abbandonato nel passato con il tuo cuore diventato il mio, che apriva un nuovo sole all’orizzonte. E siamo insieme. A misurarci questo infinito parziale di silenzi da quando un vento avverso ha cancellato il tuo tempo. Ma non è stato facile entrare nei tuoi battiti, intonare il mio respiro al tuo; alla pacata essenza delle tue pulsioni che io non conosco e mai conoscerò. Si spegne la parola sulle mie labbra. La mente cerca di deviare il pensiero. Mi sfugge dalle mani. Urla sgomenta il suo dolore, ancora. Incredulo che il tuo tenero cuore batta soltanto nei miei giorni. E sento le nostalgie al posto tuo e vedo la tua mano che s’alza verso il cielo come un bisbiglio timido nel gesto di un addio senza tempo. Indefinito. E non riesco a ricacciare più la lacrima che prepotente vuole posarsi sul mio palmo che l’aspetta. Così consumo in quest’ultima notte d’emozione il tuo sonno. E mi domando fino a che punto il tempo sarà in grado di riparare i miei mattini presi in prestito al tuo sole: così muti, fragili. Trascinati tra oblio e vita. ************************************************************* N 13 EUTANASIA DI UNA FARFALLA Ho cercato di farti volare leggiadra ferita ma le tue ali spezzate schiaffeggiano il suolo, t'ho posata sul palmo ma nella mia mano rimaneva solo il tuo cuore. Che sai tu, d'amore, di pene e affanni, volavi nell'aria tua unica meta quel fiore, e un altro e voltavi contenta nel sole, libera in un gioco d'ali. Un attimo solo dammi ancora quel volo e portami a quel fiore che aspetta. Invano! Non puoi, e gli ultimi istanti li dedichi a me. Ora sei ferma, nel vuoto, il tuo lume l'ho spento e la vita, io e te sul tuo ultimo fiore infinita. ******************************************************************************** 14 pulviscolo di ghiaccio e di passato pulviscolo di ghiaccio brilla su foglie vizze chine sullo stelo ora indugia una goccia sull’alloro girovagando l’astro frettoloso un’aspra linea separa il freddo dal tepore: tremula pianticella riprende il suo vigore e la città rimanda sul mio vetro la sua anonima eco con la luce amica a intiepidire tetti profanati da strutture a sostenere antenne l’azzurro a addolorare e qui – tra quattro mura – mi consola la solitudine usuale assieme alla lampada-alluminio sul mio tavolo oggi non andrò oltre la siepe: mi fermerò ai ferri del cancello respirerò sotto la pergola sfrondata per attimi – poi tornerò nel mio studiolo vagheggerò i miei boschi l’affanno delle corse nel frutteto l’ombra ramosa il ristoro sotto l’ampie braccia del faggio il becco a ferirmi il polpastrello al nido attentando dell’averla: marachelle innocenti di fanciullo oggi non sarò preda del mercato riprenderò: “Placida notte, e verecondo raggio” o “Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai” e mi vedrò scherzoso garzoncello alla bottega dove – apprendista – l’usato travaglio mi attendeva è sera e il mio fusto nutre foglie asciutte che non resuscitano le gocce dall’alloro sono passati d’almanacchi i venditori sulle mie tempie ove giace pulviscolo di ghiaccio e di passato ============================================ 15 NEBBIA Nebbia fitta che m'avvolgi d'essenza in questo mare mio della parvenza dove mi porti? quali vani approdi d'arcipelaghi deserti e manifesti in altri spiriti significanti lontani, vicini, prossimi vaganti sulla scena immobili sul filo del rasoio o sulla trama d'un ragno. Sperdute anime pellegrinanti nel chiaroscuro d'inveterati microcosmi d'umanità rapita alla gratuità del nascere eventi. Quali rivendicazioni della creta in vortici irrefrenabili di luce che rimandano al turbinio di sogni in segni di realtà mutante e digradante dove nascono magie di perché e desideri inconfessati di ricreare la scusa di un sé. O mio aere trascorso strumento il vento si porta un lungo lamento c'è un oggi e un domani nel cielo che chiede di togliere nuvole e nebbie soffuse di far trasparire per sempre alla fine quel tratto perduto d'un raggio di sole. ******************************************************* 16 IL FUNAMBULO Il funambolo sta in equilibrio sul filo sospeso sul vuoto. Sa che non può distogliere lo sguardo dai suoi passi, uno di seguito all’altro, o l’abisso lo risucchierà. Non ha sogni, il funambolo: potrebbe tremare il suo cuore… Un passo dopo l’altro. Riuscirà nell’impresa di stupire il sovrano annoiato? Ma oggi reca la brezza il profumo della fanciulla dai seni piccoli e dai grandi occhi che gli ha sorriso, mentre usciva di casa, e nella chiara luce del mattino vede suo padre, morto l’altroieri senza avergli parlato, gli occhi algidi di sua madre, che non lo ha mai voluto. Vede sua moglie da cui è stanco di pietire un poco d’amore, le sue grosse mani con le dita tagliate dal lavoro e dal gelo, ode nel vento il pigolio dei bambini affamati. E d’un tratto si sente irrimediabilmente solo… Poi dal baratro giunge distinta una voce, suo padre finalmente – lo chiama? Ora un grido d’orrore percorre la folla, si perde nel fitto del bosco. Fa ritorno il sovrano annoiato a palazzo sul bianco destriero. Che non vedano i piccoli i miseri resti. ********************************************************* 17) Donna Ti hanno fatta a pezzi gettata fra i rifiuti rinchiusa nei lager Ti hanno spenta nei sorrisi esplosa con le bombe svenduta nei postriboli Ti hanno bruciata nei sogni sbattuta nelle celle uccisa nei figli Ma tu respiri ancora donna fragile e viva ostinata e splendente Nell’apparente tua levità nascondi una forza titanica nel chiaro volto delle nuvole disegni angeli e diademi nella sacralità del focolare sei tu sacerdotessa e amore Te ne stai sospesa sopra incolmabili abissi macinando silenzi sussulti ai trasalimenti affronti le tempeste e anche quando il respiro già lieve smemora fantasmi di echi lontani il tuo cuore continua a pulsare ancora e ancora perché prosegua la storia infinita e il brivido non muoia in gola prima di essere nulla nel bruciante sentiero Persino nei vicoli oscuri dove serpi spacciano morte tu riderai danzando donna perché nel tuo seno dalla notte dei tempi è germogliato l’Amore. ************************************************ 18 ANGELI PRIGIONIERI. Il cielo è caduto per noi angeli, sulla terra prigionieri. Lo sguardo rivolto verso l’infinito, tradisce con una lacrima, i pensieri di chi tace. Sospira l’uomo che ricorda ….. e l’emozione, che non può spiegare, è quella di un bimbo che sapeva volare =============================================== 19) Sta immobile la luna Sta immobile la luna su campi deserti, dilata fasci d’illusioni in aloni diffusi. Scaglie di cielo tingono d’azzurro le ombre e allontanano stelle vaganti verso chissà dove. Nel grembo della notte s’aprono sentieri d’infinito che mutano lontananze incomprensibili, presenze impalpabili in emozioni libere. Sta immobile la luna, inargenta dialoghi silenziosi, interrogativi inutili, mentre si sbriciola, in fluida dissolvenza, quel niente che è la vita. ======================================= 20) IL CIELO IN UNA POZZANGHERA Giocano nel vento i pappi, coriandoli senza colore. Baldanzosi, intrecciano danze su un filo di sole. Languidi, si adagiano sul fieno, sul grano, palpitano tra i ciuffi dell’erba. Arditi, si rialzano, turbinano, sorvolano siepi, alberi, e poi ancora vagano sopra prati e sentieri. Frivolo, lieve volo che un temporale estivo interrompe. Ed eccoli nell’ ultima sosta, annegati nel cielo che si specchia in una pozzanghera. Come pappi, i miei sogni, precipitano persi in un’ illusione, piangendo piano.

Ecco la vita del POETA  interpretata, tramite la pittura, dal bravissimo artista residente a Porto Recanati  FRANCESCO FATATIS

                                L'INFINITO

L'Ombra intensa del Poeta si affaccia dalle mura del Colle ,scende la scalinata per infilarsi nel viottolo che conduce alla siepe ed abbandonarsi al suo mondo fantasioso e profondo.:su tutto,veglia la clessidra.

Il FIORE DELLA POESIA offertoci dal POETA

  Ritratto del Leopardi,  nell'interpretazione del Pittore

FRANCESCO FATATIS  di Porto Recanati

QUESTO RITRATTO MI COMMUOVE...

Il pittore Francesc Fatatis, più che l'aspetto fisico, ha voluto mostrare l'immagine interiore di Giacomo,la sua dolcezza,la sua purezza d' animo, la sua immensa umanità.

QUI DI SEGUITO,

                                  REGISTRERO'

 POESIE, DETTI E CONSIDERAZIONI TRATTI  DALLE SUE

                                      OPERE

CONCORSO LETTERARIO " SEMPRE CARO 2 " INTERNET - 2° ediz 2012

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CONCORSO LETTERARIO " SEMPRE CARO 2 " INTERNET -

                                       2° ediz 2012

 POESIE IN OMAGGIO  A GIACOMO LEOPARDI , VIA INTERNET,PER IL 21 MARZO 2012, GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA, ,A RECANATI.

                                  7 FEBBRAIO 2012.

 

1) GIUSEPPE PILUMELI

 

Chi ti dannò a non sedere più sull'ermo colle?
Nel natio borgo tutto di te echeggia. Il patrio
ostello, onde Silvia ascoltavi, la torre, di Nerina
la casa, le scalinate, la statua nella piazza.
Tutto parla di te.
Sei sempre rimasto qua, Giacomo.
Qua l'inquieto spirto vive per sempre.

 

 

2) DANIELA GREGORINI

 

NEI BICCHERI, LE LUCCIOLE

 

Salgo, dopo tanto, la costa polverosa,

biancore dell’aria di nuovo maggio,

come nelle ore remote della mia prima stagione.

... Ma il fiato, fedifrago, abbandona il mio entusiasmo

e la fatica degli anni mi invita a una sosta,

mi nega la cima del poggio

della mia lontana infanzia.

Allora, madida di salita e di ricordi,

mi fermo a ripensare lieve alle corse

fragranti di risate di bambini, io fra loro,

sciamanti su per questa ripida strada,

ignari di stanchezze e malinconie.

 

E il respiro mancava ai nostri esili petti,

non già per l’affanno, ma per l’ emozione

di toccare il cielo in vetta al verde.

Conquista d’ infinito la geometria dei clivi

sbalzati di smeraldo che accompagnava il sole

verso il riposo fra lenzuola rosate

di cirri piumosi e l’eternità del mare

già dormiente che piano bruniva

fino all’orizzonte flouato.

Garrire di rondini basse ci festeggiava,

sfrecciando nella pacata brezza crepuscolare

sopra le nostre teste nascoste fra l’odore

ruvido del grano e la misteriosa penombra amaranto

prima che il buio ammantasse il mondo.

In attesa, complici intorpiditi dall’effluvio di robinie,

stavamo pronti a mietere l’accendersi delle lucciole

per riempirne i bicchieri e rubare scampoli

di perpetuità al cosmo. Nelle lanterne chiuse

fra le mani ossute e sporche di terra pulita contavamo

i lumini per vincere di più e nel canneto, ad una ad una,

andavamo a donarle alla luna. Vanitosa,

la sorprendevano a specchiarsi nel lago,

civetta, come la sua notturna compagna pollaiata

sul salice che ci rimproverava con gridi funesti.

A lei, a Selene, consacrate le lucciole

e i bicchieri scuriti, mantenuti

fino alla fine della buona stagione.

 

Ora, ritorno all’eterno incanto

senza più il fiato della gioventù,

ma nello scrigno dei ricordi,

laggiù, nelle segrete del cuore,

pulsano nei bicchieri le lucciole, ancora.

 

 

 

 3) IDA ANGELICI Prodigio immortale

Dal varco tuo acerbo di giovane amante
Persistono sogni tra edere e nubi
Tra i raggi di un sole di luce diamante
... E sangue che scorre in giovani tubi

Tubi incrostati da dense passioni
Ristagnano ancora da tempo vitale
Cambia la vista, gli accenti e i colori
Ma Silvia tua bella rimane immortale

Dal colle pensieri, ogn’or come allora
Bramano incerti una fuga copiosa
Si librano alti, scuotendo ancora
Limpidi versi in rima o in prosa

Di te questa terra conserva l’odore
E il canto leggero che strugge pungente
Di un uomo in simbiosi col proprio dolore
Di un raro prodigio tra umile gente.

 

 

4) GERTI KURT

 

Musica

 

La Musica regala parole

che ognuno comprende,

una lingua che unisce i popoli.

Chi tesse un nastro di note da nord a sud

ha acceso il suono armonioso della vita.

 

Musica è la strada

verso un altro paese.

... Un ponte verso l´opposto.

Porge la mano in amicizia

a persone sconosciute.

Le loro canzoni si congiungono.

 

Musica è una bastione

Senza confini,

e che resiste a ogni guerra.

Musica indica la via

Verso un mondo migliore.

Per questo ció che vi ispira il vostro cuore.

 

 

 

5)LETIZIA VITALE

 

L’Assoluto sei tu.

E’ certezza quest’inquietudine
d’un altro giorno senza te
una storia di carta in cui
... l’anima è soglia del tempio
che per te si fa preghiera,
cuore “vivo” d’un canto
che esce dal coro
e ti viene a cercare.

Amore senza misura
gioia orizzontale opposta ed uguale
passione mai invadente
a nutrire sogni d’un prigioniero
della paura d’amare.

Oggi…
un altro giorno senza te
da zero ad infinito nei pensieri
l’assoluto sei tu.

 

 

6) GENNARO FIORILLO

 

Tempo senza età

Volerò oltre le barriere,
oltre l’orizzonte,
cercherò mendicando nel mio cuore
... la strada da percorrere
senza fermarmi.
Con la forza di un sogno
Sposterò sempre in avanti il mio domani
Mentre leggero come una foglia,
ma forte come una tempesta
vagherò per i confini della vita
correndo contro il tempo
che consuma questa mia età.

 

 

 

 

7) ELZIDE GIOVAGNETTI

 

 

ORA CHE TI SENTO (a Giacomo Leopardi)

 

Era altro tempo a scuola,

erano solo inchiostro

sulle pagine del libro

... parole su parole

vuote di te

che entravano a fatica

nell' orecchio assente.

Ora che vibrano

come musica

mi tocca il dolore

e ti vedo tra le siepi

a disegnare la tua terra

con infinite emozioni,

mi par sentire

il pensiero, volo leggero

ad alleviare

immenso tuo tormento.

Come eco il battito

del cuore innamorato

giunge ad asciugar

ora anche il mio pianto

e cammino sotto la tua luna

che pur m' illumina il pensiero.

 

 

 

 

8) RODOLFO VETTORELLO

 

A RECANATI

Tra un marciapiede e l'altro in mezzo un fiume
... d'asfalto che si fonde e in un parcheggio
l'auto si scioglie come cera al sole.
Dal muraglione incombe Recanati.
Mi aggirerò per strade e per sentieri
ad inseguire le mie fantasie.
La donzelletta, il passero, la torre
e le stelle dell'Orsa vagabonde
e il suo mantello a ruota per le vie.
Ma la poesia non abita il villaggio,
le stanze silenziose dei palazzi,
il colle solitario e le campagne.
Vive soltanto dentro le parole,
dentro di me che le ricordo a mente.
Lassù nient'altro resta,
come svuotato guscio di crisalide,
che un pallido fantasma alla finestra.

 

 

 9) SANDRA GASPERONI

 

A GIACOMO LEOPARDI

 

Chiuso dentro ad un silenzio,
perso ne ll'osservare le stelle
dentro al bianco marmo della sua casa
un uomo canta la sua solitudine,
per lui
... per quel suo sguardo profondo
un tramonto si apre all'incanto della sera
un sospiro vive e libra leggero
lì dalla finestra
mentre i suoi occhi si posano verso le colline sinuose di Recanati;

di un istante che si dirada velocemente
c'è l'incontro con l'incanto:
l'incanto
è qui
l'incanto è dentro la sua eterna poesia...

 

 

 

10)  FRANCESCA PRESTANO

CARO GIACOMO
-La vita ti fu matrigna fin dalla culla-
e la tristezza ti fu ombra e compagna;-
la tua figura,gracile e incerta non esaltava gli sguardi
,ma la tua fronte ampia ed altera,-
splendeva di luce propria.-
Una gioventù immersa tra libri e sapienza,-
saziava la tua mente,ma il tuo cuore,no...-
Tu cercavi te stesso in un deserto
-e camminavi su sentieri di rovi
-che ti pungevano il cuore...
-Ma da quei rovi,tu raccoglievi fiori,
-tu raccoglievi cuori ,tu raccoglievi perle,-
tu raccoglievi stelle e...passeri solitari
.Li trasformavi, in poemi e in parole,-
 che non erano solo parole, ma brandelli di un'anima,
 graffiati su fogli di carta-
e ignari di tanta storia,
-la storia di tante illusioni, ma di tanta realtà,
 pagine che spargevi per il mondo,-
nell'infinito che era dentro di te -
 nel quale annegava il tuo cuore stanco e deluso...
Volevi abbracciare la vita, o forse la donna che non ti amò;
 il senso della vita era molto lontano-
 perché non vivesti mai l'incanto di un amore... -
 I tuoi versi struggenti, il tormento e l'estasi, -
 la poesia, uno squarcio di luce in un cielo-
 buio e dannato...-
 E ti addormentasti così,-
 dopo aver donato al mondo tanta ricchezza... -
 E passeranno gli anni e passeranno i secoli,-
 ma un giorno, ed è fatale, -
 un Angelo volerà sul tuo riposo,-
 "ETERNO" scriverà con le sue mani,-
 e ti accarezzerà con le sue ali,-
 poi, tornerà nel cielo, per raccontarlo... a Dio!

                                       

 

                                              FRANCESCA PRESTANO

 

 

11)  SANTI  CICALA

 

Ti avessi incontrato in una strada
una piazza qualunque di una città del mondo
forse Novella e Giuseppe o Carmelina

genuflessi li avresti visti - a sguardo dilatato -
rosee, o duramente pallide, le gote;
ma io - credi Minuccio - t’avrei preso per la redingote

e abbracciato ti avrei, o fatto finti dispetti,
poi t’avrei presentato due ragazze
... e tutti insieme saremmo andati in discoteca.

Ah, l’indomani Mino dopo una fervida notte
di quell’amore che forse ti è mancato
tu ti saresti cantando svegliato

e per la prima volta rallegrato
esibendo una voce extra strong
avresti cantato un brano di Armstrong…

Santino Cicala

  VERBALE DI GIURIA  

 

 

 

 

UN RAGAZZO ENTUSIASTA DI GIACOMO LEOPARDI INVIA e se t'interessa vai su face book al suo nome

 
ANDREA CARINCI- 04 ottobre alle ore 23.03
«Poco propriamente si dice che la noia è mal comune . Comune è l'essere disoccupato, o sfaccendato, per dir meglio; non annoiato. La noia non è se non di quelli in cui lo spirito è qualche cosa. Più può lo spirito in alcuno, più la noia è frequente, penosa e terribile. la massima parte degli uomini trova bastante occupazione in che che sia, e bastante diletto in qualunque occupazione insulsa; e quando è del tutto disoccupata, non prova perciò gran pena. Di qui nasce che gli uomini di sentimento sono sì poco intesi circa la noia, e fanno il volgo talvolta maravigliare talvolta ridere, quando parlano della medesima e se ne dolgono con quella gravità di parole, che si usa in proposito dei mali maggiori e più inevitabili della vita.»
(LXVII Zibaldone)

COMMENTO

 Mi sembrava interessante e di aiuto a me, riprendere una attività anche non troppo impegnativa in questo spazio che ci è concesso per dialogare riguardo alla poesia di Leopardi e perchè no, riguardo alla nostra Vita!

Come Il Poeta spiega in questo brano "[…]La noia non è se non di quelli in cui lo spirito è qualche cosa[…]" quindi con questo ritorno nelle realtà che più tempo occupano all'interno delle nostre giornate mi stava a cuore invitarmi e invitarvi a non essere come "[…]la massima parte degli uomini[…]" che "[…]trova bastante occupazione in che che sia, e bastante diletto in qualunque occupazione insulsa;[…]" e di essere -uomini di sentimento-. Viviamo profondamente le nostre giornate senza accntentarci mai del minimo in ogni cosa che facciamo!

Grazie dell'attenzione,
Andrea.

 

GRAZIE A TE, ANREA! PORTA ANCORA ILTUO CONTRIBUTO!!!

RICEVIAMO ANCORA DA ANDREA e ringraziamo

 

Leggevo questo Articolo di D'Avenia e mi impressionava la Profondità e la Verità delle sue parole pregne evidentemente di un esperienza di vita inerente a tale visione della Noia!

E anche l' Attualità, grazie alla Profondità e la Verità, delle parole dell' esperienza leopardiana!

- «Poco propriamente si dice che la noia è mal comune . Comune è l'essere disoccupato, o sfaccendato, per dir meglio; non annoiato. La noia non è se non di quelli in cui lo spirito è qualche cosa. Più può lo spirito in alcuno, più la noia è frequente, penosa e terribile. la massima parte degli uomini trova bastante occupazione in che che sia, e bastante diletto in qualunque occupazione insulsa; e quando è del tutto disoccupata, non prova perciò gran pena. Di qui nasce che gli uomini di sentimento sono sì poco intesi circa la noia, e fanno il volgo talvolta maravigliare talvolta ridere, quando parlano della medesima e se ne dolgono con quella gravità di parole, che si usa in proposito dei mali maggiori e più inevitabili della vita.»

[ Leopardi - Pensieri, LXVII Zibaldon

 

La noia è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani . (......) Il non poter essere soddisfatto da alcuna cosa terrena , né, per dir così dalla terra intera, considerare l'ampiezza inestimabile dello spazio, il numero e la mole meravigliosa dei mondi, e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell'animo proprio; immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l'universo infinito, e sentire che l'animo ed il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo; e sempre accusare le cose d'insufficienza e di nullità, e patire mancamento e voto, e però noia, pare a me il maggior segno di grandezza e nobiltà, che si veggia nella natura umana. perciò la noia è poco nota agli uomini di nessun momento e pochissimo o nulla agli altri animali. »

[Leopardi - Pensieri, LXVIII Zibaldone]



Non aver paura della noia, ricercare in ogni cosa la Meraviglia, Stupirsi di fronte alle cose, cercare la Novità!
Bisogna cercare di non dare per scontato nulla: da un affetto che sembra ovvio, a una situazione che sembra routine.

È proprio necessario (per me in primis!) che l' abitudine non sia sinonimo di qualcosa di scontato, ma sia sempre più vicina a quello che è il suo significato primo! Abitudine come qualcosa che aderisce al nostro desiderio di Vivere all'altezza di ciò che siamo e noi siamo fatti per l'infinito «[…]e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell'animo proprio;[…]».

Leopardi diceva che l'uomo moderno (del suo tempo) doveva guardare all'antico e rifarsi ai bambini.
Nel primo caso non per un insoddisfazione, che era comunque presente, rispetto al suo tempo, ma per il fatto che gli antichi avevano questa straordinario stupore rispetto ad ogni circostanza ad ogni oggetto della reatà!
E poi quanto è vero e riscontrabile ora lo stupore dei bambini sempre continuo, sempre vivo, sempre nuovo per ogni cosa, per la stessa cosa ogni volta!

Viviamo all'altezza del nostro Desiderio di Infinito e siamo consapevoli che la Noia è la spia luminosa che ci ricorda tale Desiderio!

Buona domenica,
Andrea

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RICEVIAMO ANCORA DA ANDREA

*************************************************TESTO POETICO PER CONSENTIRE MUSICA

  SI  COMUNICA...

Per conoscere meglio questa poetessa , andare  alla voce   POETI- Questo inserto è stato qui apposto perchè consente di avere musica di sottofondo.

 

 

 

La mia " carriere ufficiale " di poetessa è iniziata esattamente nel 1985.
Con mia grandRadio Sound" di Recanati.
Con quella telefonata, mi si invitava a partecipare al loro concorso radiofonico di poesia "
Dal Profondo del Cuore ".
Mio marito, a mia insaputa, aveva spedito alcune mie poesie, che evidentemente erano state apprezzate.
Fu una trasmissione di grande successo, a livello locale; quattro anni di programmazioni, durante le quali anche le mie composizioni ricevettero consensi.
Durante tutto il ciclo di trasmissioni, guadagnai medaglie per particolari segnalazioni.

Alla fine mi aggiudicai il " Trofeo Radio Sound 1989 ".

La poetessa Francesca Bartozzi Prestanoe sorpresa ricevetti una telefonata dall'allora "

 

 

 

 

Per qualche anno cessai ogni partecipazione ad altri concorsi.
Nel 1995 aderii come socio fondatore all'
Associazione culturale " Le Muse " di Loreto.
La succitata associazione non comprendeva solo Poesia ma anche Pittura e Scultura.
Qualche anno dopo m'iscrissi all'
Associazione culturale " Il Colle dell'Infinito " con sede a Recanati.
Partecipando a spettacoli in diversi locali e teatri delle Marche, aderii a concorsi di poesie con esiti positivi:

- 2003 - Trofeo Rodolfo Gentili - Porto Recanati: Prima Classificata

- 2003 - Concorso Pro Loco di Piediripa (Mc): Prima Classificata

- 2003 - Premio Internazionale di Poesia - Porto Recanati: Quarta Classificata

- 2004 - Concorso Internazionale Città di Bitetto (Ba): Menzione speciale

 

 

 

ROSE DAL PASSATO

Il tempo che passa
non mi porta più rose…
Ne avevo tante e tante,
quasi traboccavano dalle mie braccia,
disegnando un tappeto lieve,
tanto lieve da farmi volare…
C'era un cielo su di me,
un cielo senza fine
sempre azzurro e sereno…
aspettavo con ansia la notte
perché rapisse i miei sogni
per portarli da te…
Ora sento la voce del silenzio,
ma non ha più parole…
La luna si nasconde tra le nubi
perché non vuole ascoltare
mentre io parlo col buio,
ricordando il tuo sguardo
assente e remoto,
in fondo al quale
sta annegando l'amore…

Attualmente faccio parte anche dell' Associazione " Coro a più Voci " di Porto Recanati.
Quando leggo le mie poesie in pubblico so di trasmettere delle emozioni e ciò mi gratifica.

MISERICORDIA

Misericordia!
Per te, che ferma davanti all'abisso
protendi le mani all'ignoto
che sale,
schiumando di rabbia repressa
per cingerti al collo,
violarti, chiamarti,
con voce piena d'orrore,
ma intensa di fascino strano
che viene dalle ombre remote
del nulla…
Misericordia!
Per te, che inchiodata dal soffio del male
che rugge dentro il tuo petto,
ti scuoti,
cercando con mani tremanti
qualcosa che parli di vita,
che schiuda un barlume di luce,
di cielo…
Volevi tuffarti nel buio,
nel nulla,
in un abbandono sereno
di pace distesa,
cullata dal rombo dei venti…
Volevi trovare l'oblio
che annega i ricordi…
Ma è tardi, qualcuno ti chiama!
E tu ritraesti le mani deluse,
piangendo…



Attualmente faccio parte anche dell' Associazione " Coro a più Voci " di Porto Recanati.
Quando leggo le mie poesie in pubblico so di trasmettere delle emozioni e ciò mi gratifica.

MISERICORDIA

Misericordia!
Per te, che ferma davanti all'abisso
protendi le mani all'ignoto
che sale,
schiumando di rabbia repressa
per cingerti al collo,
violarti, chiamarti,
con voce piena d'orrore,
ma intensa di fascino strano
che viene dalle ombre remote
del nulla…
Misericordia!
Per te, che inchiodata dal soffio del male
che rugge dentro il tuo petto,
ti scuoti,
cercando con mani tremanti
qualcosa che parli di vita,
che schiuda un barlume di luce,
di cielo…
Volevi tuffarti nel buio,
nel nulla,
in un abbandono sereno
di pace distesa,
cullata dal rombo dei venti…
Volevi trovare l'oblio
che annega i ricordi…
Ma è tardi, qualcuno ti chiama!
E tu ritraesti le mani deluse,
piangendo…


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 GRUPPO CULTURALE
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