ADRIANO ACCORSI

                     *  IL PIACERE DI SCRIVERE  *

 

NOTA BIO-BIBLIOGRAFICA

 

 

Adriano Accorsi è nato a Treia (Macerata) nel 1940. Bancario in pensione. Vive a Macerata. Il suo primo libro pubblicato è stato Visibile invisibile, Forum/Quinta Generazione, Forlì 1983, vincitore con alcune liriche del Premio Galla Placidia 1981 con la seguente motivazione: La lezione linguistica leopardiana, la sua poetica degli oggetti, sono spinte dal poeta verso un naif di tipo francescano, con un coraggioso scialare dell’aggettivo qualificativo e del participio presente. L’andamento narrante, che fa perno – ancora leopardianamente – sulla torre e sulla piazza, crea con estrema semplicità l’immobile alone di mistero dei borghi marchigiani, il circuito magico in cui vive e si agita per minimi accadimenti il segreto delle cose e delle creature che abitano lo spazio vis-à-vis. Nel 1984 sempre con il libro di poesie Visibile invisibile viene scelto fra i candidati per il Premio Viareggio Opera Prima. Ha pubblicato poi il poema Il viaggio, Stamperia dell’Arancio, Grottammare (AP) 2004. In merito il noto critico Giorgio Bàrberi Squarotti così si è espresso: Il poema fa pensare al Roman de la Rose e al Fiore, costruito com’è sul viaggio allegorico, grandioso e alacre, ben ritmato e concettualmente altissimo e fascinoso. E’ un’opera singolare, straordinaria; il libro Poesie di terra e di mare, Edizioni Simple, Macerata 2005; il romanzo Il dono della memoria, con la seguente nota critica di Giorgio Barberi Squarotti: Romanzo egregio. Racconta una vicenda di formazione e di esperienze piena di avventure, di stupori, di fervori, di scoperte e resa saporosa e giocosa dal linguaggio, fra dialetto e sapienza di lingua. Le vicende dell'infanzia sono reinventate in modo davvero ammirevole. Gruppo Editoriale Marche, Civitanova Marche (MC) 2006. Nel 2008 il libro di poesie Le porte sempre con le Edizioni Simple, Macerata ha conseguito il VI Premio nella Sezione Poesia del IV Concorso Internazionale di libri editi bandito dal Centro Culturale Studi Storici della Città di Eboli (Salerno) e nel 2009, sempre con le Edizioni Simple di Macerata il libro Poesie verdi e azzurre con la prefazione di Irene Starace, postfazione di Matteo Ricucci e con la seguente Nota critica di Giorgio Bàrberi Squarotti: Divertimento e ammirazione nella lettura di Poesie verdi e azzurre. Adriano Accorsi ha scelto per questo libro l'essenzialità acuta e alacre e inventiva, fra mare e colline. E visioni fulminee, di alto livello. Nel 2010 ha pubblicato con la Genesi Editrice il libro di poesie La carne lo spirito

con con la prefazione di Francesca Luzzio e con la seguente nota critica di Giorgio Bàrberi Squarotti: Viva gioia e ammirazione nella lettura della raccolta di poesie La carne lo spirito di Adriano Accorsi. Il libro offre una straordinaria armonia di misticismo e di erotismo, sull'eco del Cantico dei cantici. C'è, dentro, uno slancio altissimo di esaltazione del divino e di celebrazione della bellezza dei corpi in quanto supremo dono della creazione e tramite fervido della preghiera e della visione. Il ritmo è sontuoso e animato.

 Nota critica di Giorgio Bàrberi Squarotti: Viva gioia e ammirazione nella lettura della raccolta di poesie ''La carne lo spirito'' di Adriano Accorsi. Il libro offre una straordinaria armonia di misticismo e di erotismo, sull'eco del Cantico dei cantici. C'è, dentro, uno slancio altissimo di esaltazione del divino e di celebrazione della bellezza dei corpi in quanto supremo dono della creazione e tramite fervido della preghiera e della visione. Il ritmo è sontuoso e animato.

              RECENSIONE  DEL PROF. GIAN MARIO MAULO

ACCORSI ADRIANO, La carne e lo spirito, Genesi Editrice,  Torino 2010

L’incanto dello spirito e l’attrattiva della carne, l’apertura oltre il mondo e il richiamo dei sensi, che si intrecciano nel cuore dell’uomo, costituiscono la trama e la struttura del libro ‘La carne e lo spirito’ di Adriano Accorsi: sequenze di slancio verso il divino si alternano a sequenze avvinte all’eterno femminino.
Un contemplativo in dialogo meditativo di fronte al’assoluto, ma profondamente radicato nella società e nel mondo, diviso tra l’ascolto di un Dio che interpella e il fascino di una femminilità che rapisce: la relazione è sempre con un Tu, ma è più sapienziale nei testi dello ‘spirito’, più emotiva nei testi della ‘carne’; più riflessiva quando considera la condizione umana così distante dall’opera uscita dalle mani del Creatore,  più avvinta dal pathos quando parla alla donna, con l’intuito del pittore intento  al suo cavalletto più che di un innamorato preso dall’oggetto del desiderio;  anche lo stile assume alternativamente il registro più confidenziale dell’invocazione  e  quello più palpitante  di una sensualità appena velata di pudore.
Ma il dualismo, evidente  e reiterato, sottolineato dallo schema,  finisce qui: l’impegno lirico è lo stesso, l’atteggiamento pensoso è identico, altrettanto il linguaggio tessuto di concretezza e plasticità, denso di immagini, di colore, di segni.  La donna  e l’Assoluto, nello sguardo del poeta, infatti, sono speculari come due polarità che si richiamano e si rinviano reciprocamente: l’una è metafora dell’Altro.
L’infinita distanza fra lo ‘pneuma’ e la ‘sarx’, (‘spirito’ e ‘carne’ nei testi del greco biblico) è colmata dalla tensione al  sublime: l’orma del Creatore segna il creato, l’assoluto traspare nella bellezza  femminile, lo spirito traspare  anche nella carne . Spirito e carne rappresentano due dimensioni complementari della persona umana: lo pneuma  costituisce l’interiorità e il riferimento trascendente, la sarx esprime  la fragilità umana, soprattutto nella relazione uomo-donna..
L’autore non parla di psichè’ e  ‘soma’, termini tipici del greco classico,  per indicare anima e corpo, grevi poli della realtà appesantita dalla materia considerata opposta più che distante dal mondo ideale: anche quando la filosofia greca, come in Aristotele,  pensa razionalmente ad un ponte fra il divino e l’umano e ad un’unità anima-corpo, resta sempre l’eco del dualismo platonico:  la vera realtà, l’archetipo,  è sempre oltre il mondo; e l’uomo è una pianta che ha le radici nel cielo, ma ha la consistenza di un’ombra, di una copia; il corpo, poi, al massimo è la nave dell’anima 
In questo testo, invece,  la relazione della carne fra l’uomo e la donna   vibra di un amore ‘spirituale’ ed è segnata dalla nostalgia dell’infinito: la mano creatrice   ha lasciato la sua impronta, la sua immagine, la sua firma nel capolavoro della creazione, intriso perciò di ‘pneuma’. Corpo e anima si includono reciprocamente: l’uno è trasparenza dell’altra La persona umana è ‘spirito incarnato’, anche nella sua corporeità: la lingua francese usa due termini quasi antitetici pur se vicini fonicamente: ‘sexuel’ per esprimere una dimensione psicofisica della persona, ‘sexué’ per dirne la riduzione unilaterale all’aspetto genitale.
Perciò, le sequenze dedicate all’eterno femminino, hanno più un’eco del Cantico dei cantici, che dei testi di  Ovidio; forse risentono della delicatezza, della freschezza e della ingenuità di Catullo di fronte alla sua bella, non certo dei testi di un Boccaccio, sorridente ma disincantato e irriverente. Ancora nei termini greci, molto efficaci ed espressivi, l’amore che è sotteso a questi versi, pur nella esplicita sensualità è agàpe di tutta la persona, che contempla e si dona, non ‘eros’  del solo corpo( che desidera e perciò usa.
Anche le sequenze che ‘parlano con Dio’ sono  sostenute da una unità originaria: la relazione aperta fra il divino e l’umano, fra natura-spirito, fra il mondo e l’al di là, fra la terra e il cielo, sono pervase  da una tensione dialettica, da un’alterità che esige il dialogo: l’infinita distanza è colmata dall’invocazione: i testi che hanno  echi sapienziali, anche se la struttura invocante li avvicina ai Salmi,  sono infatti pervasi da un pessimismo sulla condizione umana, che il tono  mite e sommesso apre alla speranza della  redenzione.
In conclusione, si può dire che la parola di Accorsi  è  sempre  ‘ekstatica’:‘esce da sé’ (nel senso letterale del termine)  per esprimere una relazione incantata di fronte alla bellezza del Tu Infinito come di fronte all’ ‘altra metà del cielo’.

                                 Gian Mario Maulo


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                        LUOGHI DELLE MIE MARCHE

IMMAGINE DI SUSY RASTELLI
IMMAGINE DI SUSY RASTELLI

 

Da Poesie di Terra e di mare Edizioni Simple Macerata 2006



MAI





Stupendo

è il prato

come la foresta,



e magnifica

come l’aquila

è la libellula.



Pure lo stagno

è vasto e misterioso

come il mare



e fantastiche

sono le gocce

e le stelle.



O Dio di Bellezza,

non cesserai

mai di stupirci!



Tolentino, Abbazia di Fiastra





VOLI





Colombi

in volo:



le ali



mutate

in argento



dal sole.



Tolentino, Abbazia di Fiastra





LE STELLE





Le stelle,

stasera,



dicono



una sola

parola:



Dio.



Macerata, Collevario





FELICE





La pozza

d’acqua



è felice:

ha



imprigionato

il cielo.



Treia, viale Nazario Sauro

 

PRIMAVERA





Il sangue

ebbro



il merlo

danza



davanti

alla sua amata.



Macerata, Collevario





NUBI





Oh nubi,



come vetri

colorati

di caleidoscopio



rinnovate

ogni giorno



lo spettacolo

del cielo!



Tolentino, Abbazia di Fiastra





NELLE FOGLIE





Ombra

tremante



nel bosco.



Nelle foglie

del pioppo,



la paura.



Tolentino, Abbazia di Fiastra





ASCOLTO





Azzurri.



I ciottoli

in ascolto



del mormorio

del mare.



Porto Recanati, viale Primo Maggio





Da Poesie verdi e azzurre Edizioni Simple Macerata 2009





SULLA SOGLIA

 

 

Battiti

rapidi

d’ali

 

sulla soglia

del bosco.

 

Timore.

 

Mistero.

 

Tolentino, Abbazia di Fiastra

 

 

 

UN’OMBRA

 

 

Il volto

freddo

della luna.

 

Un’ombra

corre

 

sulle foglie

nere

 

sulla candida

neve.

 

Macerata, Collevario

 

 

TRAMONTO

 

 

Nel sole

del tramonto,

 

voli

neri,

 

campane

mute.

 

Tolentino, Abbazia di Fiastra

 

 

DAVANTI

 

 

Davanti

alle alte

onde

spumanti,

 

un uomo

e un cane:

 

due puntini

davanti all’immenso.

 

Porto Recanati, viale Scarfiotti

 

 

da Poesie d'amore Edizioni Simple Macerata 2008

 

 

  1.  
    1.  
      1. L’AMORE

 

 

Quando,

dal ramo,

 

la gazza

 

spiccò

il volo,

 

il ramo

 

si staccò

dalla quercia

 

e volò

via con lei.

 

 



IL SOGNO





Era venuta a trovarlo nel sogno,

e, nel nel sogno gli aveva detto: Io



voglio vivere con te tutta la vita,

voglio vivere con te anche dopo la morte,



perché tanto mi sei entrato nel sangue

e nell'anima.







FORSE

 

 

1Nulla si crea nulla si distrugge,

ma tutto si trasforma. E gli atomi

che adesso compongono il mio corpo

domani saranno in qualche fiore,

nuvola, ala, albero o goccia

o mano... ma di me non resterà più nulla.

 

Forse, chissà se un brano di memoria

dal mio sangue passerà a altro sangue,

e, un giorno, un altro uomo amerà

il tuo volto in un volto che ti ricorderà,

o amerà la tua voce in una voce

che alla tua assomiglierà?

 

 



LA CANZONE





In un cabaret di Amburgo

ascoltammo una creola

cantare una canzone, in inglese.

Aveva una bella voce

e la cantava con grande passione.

Il mio amico sapeva l'inglese.

Gli chiesi di tradurmela.

La musica era molto bella,

ma non so scriverla.

Le parole sono queste:



Ho conosciuto una città

che quattro fiumi

rendevano felice.



Il primo

era bianco come il latte

e aveva il dono

di pulire l'anima.



Il secondo

aveva il rosa dei tramonti

e ti faceva vivere

con la gioia nel cuore.



Il terzo

era celeste come il cielo

e ti donava la pace

con gli altri e con te stesso.



Il quarto

aveva il colore dei tuoi occhi

e quando lo toccavi

diventavi felice.



Io

sono quella città

e tu

quei fiumi

per me.

 

 

Antoine-Laurente de Lavoisier (1743-1794)

 

Prefazione

di Francesca Luzzio

sul libro di poesia LA CARNE LO SPIRITO

 

 

 

Il titolo della silloge si può considerare sintesi minimale del contenuto, infatti “carne e spirito” si alternano progressivamente nel testo come sequenze apparentemente antitetiche nel sema, ma di fatto se non sinonimiche, sicuramente convergenti nel fine ultimo che persegue l’autore: il possesso del bello e perciò dell’assoluto, di Dio.

La parola aretè” nel greco antico indicava il bello e il buono, infatti ciò che è bello non può non essere buono, né ciò che è buono può non essere per la sua stessa essenza bello.

Dunque il poeta è alla ricerca dell’aretè che nella terrestrità trova la sua espressione nel “calòs“ femmineo, nell’ambito della spiritualità si pone come ricerca di Dio.

La bellezza è anatomicamente gustata e goduta, ma l’eros presto trascende il carnale per divenire termine di paragone di valori: ... Il tuo seno/ ci è ancora più caro della speranza... Tu sei la musica, l’amore, e la poesia. Tu sei il sogno,/ il mito,/ la leggenda. ( in Le tue cosce inebrianti ).

Certo, non siamo di fronte alla donna-angelo di Dante e degli Stilnovisti, né di fronte alla Cinzia di Montale, comunque per Accorsi, come per i suddetti poeti, la donna è salvezza, è colei che fa trascendere il terreno e le sofferenze per raggiungere mete altrimenti non perseguibili: Oh stupenda,/ agile bellezza! Il giovane/ che saprà conquistarti/ avrà per premio/ la felicità...

La salvezza che la donna offre, o meglio che il suo corpo offre, è però tutta terrena e trova nell’hic et nunc il suo inizio, il suo scopo e la sua fine.

Il poeta è consapevole di tale finitezza, pertanto non si contenta e cerca con angoscia l’immortale, che lo induce contemporaneamente a trascendere, ad andare oltre, verso la ricerca di Dio, a cui vorrebbe attingere quale imperitura salvezza, quale unica fonte di quell’aretè che il poeta non solo vorrebbe personalmente vivere, ma vorrebbe che l‘intera umanità vivesse.

Ma Dio è lontano, appare e dispare, spesso è desiderio e non possesso, meta da perseguire, ma difficile da raggiungere.

Tanto male il poeta sente insito in sé, tanto nell’umanità corrotta: ...Abbi pietà di noi, Signore, perché siamo deboli,/ perché amiamo noi stessi più di Te,/ perché siamo schiavi delle nostre voglie... ( in Non ti amiamo) e questo male rende l’uno e l’altra incapaci di amare Dio.

Tale incapacità, tuttavia non si traduce in rassegnazione e, se talvolta pare contentarsi del terrestre calòs, più spesso questo si pone come risultato ultimo di un processo diairetico che tende platonicamente all’idea assoluta del bello, cioè a Dio in cui trova compimento quell’aretè di cui prima si diceva: Il gabbiano e le sue ali tese/ alla mercè del vento./ Che le nostre volontà siano come le sue ali./ Alla mercè di Te, Dio.( in Come le sue ali )

La silloge è divisa in varie sezioni, introdotte da versi-chiave che fungono da frontespizio; la loro eterogenea alternanza semantica, rivela l’oscillare esistenziale del poeta diviso tra cielo e terra, in una costante ricerca che nella mercè divina trova il suo approdo, ma non la soluzione.

Il linguaggio semplice, direi quotidiano, ma non osceno, nonostante la frequente tematica erotica, rende i versi fruibili ad ogni tipo di lettore. Inoltre, il procedere spesso anaforico del discorso, la calibrata disposizione delle parole, sia grammaticalmente che graficamente, aumenta la pregnanza semantica dei versi che in tal modo rendono appieno l’ispirazione che li ha originati.

 

 



Accorsi Adriano è nato a Treia (MC) il 4 ottobre 1940.
Vive a Macerata.
E' autore di:

Visibile invisibile, Forum/Quinta Generazione, Forlì, 1983
Il Viaggio (poema), Stamperia dell'Arancio, Grottammare (AP), 2004

NEL CREPUSCOLO AZZURRO

Nel crepuscolo azzurro
malinconicamente disteso,
nel mare cheto e dolente, a un tratto,
dalla caligine bianca
un rombo di motore e poi l'agile barca
e il pescatore, ritto, con le gambe
ben salde le spalle larghe il petto
possente e trionfale al centro
dell'immensa azzurrità.
E quando esplose
la sua voce maschia e vigorosa esprimente
l'indomito coraggio il mare
si calmò di più. Con asciutte parole
raccontò al gobbo dagli occhi
dolci quando guardava
il mare la pesca avventurosa.

Porto Recanati, viale Lepanto

OH IL ROSA DEI LAMPIONI

Oh il rosa dei lampioni
appena accesi
contro l'azzurro
stanco della sera!
Pigre e annoiate le barche
se ne stavano ferme
nell'indolenza del mare
somigliante a quell'ora una terra
irreale e celeste
e assurdamente piana. Poi,
mentre una barca scivolava
serena verso il porto
e le case di Numana
si accendevano a una
a una per salutare
il mare le rondini
giocarono a lungo
dinanzi al volto
mesto della luna.

Numana, molo

NEL VENTO BRUNO

Nel vento bruno della sera, i tigli
iniziarono il canto del bambino
intimorito dalla notte. Fredde,
laggiù, le luci delle barche
dei pescatori si mutarono in stelle
e l'azzurro del mare
in vuoto spazio siderale.
La montagna, simile
a colossale pachiderma, s'addormiva
cullata dalle onde narranti
mirabili leggende. A un tratto
lo spirito del mare si palesò
negli occhi di un fanciullo. Ecco
un barlume di ciò che proverete
quando sarete dinanzi a Dio, disse
con la sua voce azzurra
e imperturbabile
l'affascinante spirito del mare.

Sirolo, piazza Vittorio Veneto


VICINE

Mattino.
Luccichio
di un gruppetto
di stelle
scese
sulle onde
vicine
alla riva.

Porto Recanati, via Palestro


LA MENTE

La rondine
la nuvola
il mare
e un uomo
che pensa
la rondine
la nuvola
e il mare.

Porto Recanati, piazza della Marina

COME

Ripete
l'eco
delle tue
onde
come
conchiglia
l'orecchio.

Macerata, inverno


STORIA D'AMORE

Un giorno la montagna
che amava tanto il mare
mi raccontò
la sua storia d'amore.
Disse:
Mi chiamo Conero.
Una volta anch'io ero lassù
con i miei amici,
e mi indicò i Sibillini lontani,
e il mare era vicino a me. Ma poi,
pian piano, il mare
venne quaggiù,
e io lo seguii, perchè tanto
era l'amore.

Porto Recanati, piazza della Marina

ALI

Nel cupo
grigio
si dissolve
il Conero.
Saette lucenti
percuotono
il mare
e le onde impaurite
fuggono
a riva.
Al di là,
alte,
candide,
le ali
imperturbabili.

Porto Recanati, via Palestro

LA VELA

Non volo
di gabbiano.
Nessun volo
di rondine.
Immensi
spazi
silenziosi
e azzurri.
Bianca
lontana
e immobile
è la vela.




Porto Recanati, piazza della Marina

DAL MARE

Esce
dal mare:

gli occhi
di neve,

il corpo
di menta
e di miele.



Porto Recanati, via Marinai d'Italia

IL FANCIULLO
E IL MARE


Il sole,
il mare,
l'immenso
luccichio
e,
nell'ingenuo

cuore,
l'infinito
stupore.


Porto Recanati, piazza Brancondi

 GRUPPO CULTURALE
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