SANTI CICALA

NON MOLLARE !!!!!
NON MOLLARE !!!!!

23 Marzo 2012 Roma - Progetto Cultura. Premiazione

pubblicata da Santi Cicala il giorno mercoledì 18 aprile 2012 alle ore 20.04 · 

 

PROGETTO CULTURA

Saggistica - Poesia - Romanzo

 

I° Classificato sezione Poesia

  *

 E tu ancora a parlare vagamente

stupito mi lasci in una attesa

che non avrà inizio, veramente

 

supplizio è ogni tua parola

oscura, il tono della tua debole

voce che pure evolve come aerei

 

in giorni di kermesse, scie

posa in memoria di significati

inconsistenti. E in me irrompe

 

il nulla che disfa pensieri,

li confonde e di speranze si burla

che ho coltivato fino a ieri.

 

Oh tu sola potevi rinviare sine die,

tu padrona del futuro, io di litanie -

reiterate fino a un dire vago e consumato.

 

 *

 

La pia dolcezza dei piccoli borghi

dove non ho saputo abitare

mi porta in giorni di intimi ingorghi

 

al puro regredire ed esultare;

sono luoghi graziosi, solitari,

dove ancora puoi vedere e sentire

 

i passeri, i cani per le strade,

o i ragazzi a palla nei cortili;

e io talvolta ricerco nei libri

 

la dolce esperienza di un poeta,

di un autore, un autore purchessia,

che senza dubbi e senz’altro mi dia

 

un buon motivo per il mio quartiere

dal quale non esco; ma qui dovrei godere,

né mai riesco. Pure so avvertire

 

l’animo dolce, se voglia gioire.

 

Santino Cicala

 

 

 

 

 

 

SANTI CICALA tra i 10 vincitori del Premio di Poesia "CITTA' DI PORTO RECANATI"

 

QUESTA VITA

Questa vita, io penso, è data come attesa,
tanti godot a miliardi, senza resa,
chi più vile chi più indocile e attivo, ma pesa

sulla conta ansiosa dei minuti
la ricerca - tra speranze e sogni illusi,
nella luce del nulla - degli amici perduti.

Conducili per mano, nel vento più arioso,
tu che ti celi ma sentimento sei di vita
e di speranza, conducili tutti alla tua mano

e noi anche, briosi cuori distolti dalla luce,
noi immersi in una nebbia antica,
prega per noi in questa notte amica.

Amore, tu mi tieni a questa vita,
più dell’aria, mi ricrei, più del sonno,
dell’acqua che disseta nel deserto

dei giorni senza te e senza senso. -
Sei tu che metti in fuga la paura
di un futuro senza gioia e senza vita,

nel tempo che resta prima che sia finita.




.

SANTI CICALA

SANTA TERESA DI RIVA( MESSINA)

email santi.cicala@libero.it

 

 

STRAGE DI BOLOGNA :VITTIMA UN COMPAGNO DI SCUOLA

2 agosto 1980

 
 
 
 
 
 
 
Venivo su per una strada eterna
con pochi anni né idea del futuro
arida e grigia era strada fraterna

avevo con me Gesù latino e greco
amici pochi, uno, che per tutti era muro
contro l’ignavia e l’ignoranza

forte di pura asciutta militanza
idee vere dirette nel sociale né venale
mai sarebbe stato tra le sue idee

un pensiero solo; anzi, convinto
di strenua lotta all’ingiustizia
antiretorico senza parfums né Krizia

solido, inflessibile, sicuro
pronto a lottare contro il potere oscuro
che un giorno - lui ignaro - lo avrebbe investito

e trasformato in un ricordo o un rito.
Non rimasero lacrime da piangere
il pianto essiccato nelle orbite

più secco delle inaridite siepi
di quel giorno d’agosto tutti in piedi
a girare per le stanze, o al telefono,

accendi la tivù non sai che vedi,
cos’è quel fumo tutte le macerie,
uno entra ti chiede era tuo compagno

poi ti viene a trovare un altro amico,
squilla ancora il telefono, è un mortorio
è il nostro capoclasse: “c’era Onofrio

nella strage hai saputo, accendi la tivù”.
Sapevo già ma fino in fondo speri
la grazia d’un errore, il sogno d’un abbaglio,

non sarà lui, omonimia, sarà uno sbaglio,
attimi che il caos impera, nuove agenzie,
dal telegiornale chiamano Bologna

e intorno in gola ti stringe la gogna
dello sgomento acre, il cuore ha ritmi vari,
si ferma quasi e riparte improvviso

c’è anche chi chiama per gridare
se vuoi partecipare, la ghirlanda
di quelli della classe ma è domanda

da farsi chi mai potrà negare il suo obolo
mentre notizie si insinuano nel popolo;
la gente esce in strada se ne parla

ma se si parla di funerali è forse vero
il numero cresce intanto nella conta
che fanno in tivù con voce rotta.

La voglia la ricordo… di quell’angolo
dove trovare requie agli occhi gonfi,
al volto teso per frenare un pianto

che in pubblico trattieni ma lo schianto
di lacrime e singhiozzi che farai
se ti nascondi in bagno senza fretta

ti chiudi dentro, anche la finestra,
poi esci, non mandi giù questa minestra
servita da quella accolita di empi

che tanti sono e tali per gli scempi
che ormai storpia la nostra triste Italia,
e speri solo il lutto non ti sfiori...

Scende in silenzio la sera italiana
e forse è una sera più internazionale,
sera di trinacria, di logge deviate.

Fatti lontani, ormai prede tivù. Nei talk si discute…
Parole adatte, bei discorsi scaltri…
La morte in fondo, si sa, riguarda sempre gli altri.


26.7.2010

  

 

 
               Onofrio Zappalà
compagno di banco, amico fraterno
 
 

   AMICI

 

Voi ricordate quelle sere insieme,

le sere a cena o in calde pizzerie;

dove sarà stato il nostro incontro

 

il primo ma anche tutti, tutti gli altri

in posti diversi e diverse città;

a Roma, per esempio, fu forse

 

al Pantheon forse piazza Navona,

in sere d’estate tra giocolieri         

e mimi, festanti venditori, di quadri,

 

miniature, prestigiatori, pure

madonnari, pittori del futuro,

o musici sbandati, i cantanti,

 

ritrattisti che in rapidi istanti

carta e matita ritraggono me o te

a dieci euro soltanto; oh dove mai

 

ci saremo incontrati in che magiche

sere, fu in Emilia o a Genova o a Porto,

o a casa del poeta a Recanati dal nostro

 

amico eterno che dal borgo selvaggio

volle fuggire ma ahimé ripreso

subito fu, e irriso; o dove ti ho incontrato,

 

e in che luogo, amico o amica cui

tuttora parlo di cui vedo foto

e del volto le linee, i vari sguardi

 

di vari tempi e luoghi. Così, mai stanco,

dove vi avrò visti - mi chiedo - e quante volte

o come sarà nata quella stima,

 

se così cari mi siete che col cuore

dalla mia casa vedo il vostro agire,

il quotidiano ameno, svago lavori,

 

piccoli impegni o grandi dolori;

e c’è chi a sera a un telefono gratis

assente a calda e pura sintonia;

 

e il vostro cuore perché più dentro

palpita, sempre, se mani lontane

mani mai strette, mai, pure ho tanto

 

avuto e io non so se del mio ho dato;

e sarà vero che ciascuno in casa 

può esser meno solo tra di noi,

 

tra noi lontani, lontani e pure amati

che basta un avatar e un nome e una foto -

pur senza mai essersi incontrati?

 

 

 

12. 4. 2009

                                           SANTI  CICALA

CANDIDA SUITE.il poema della Passione    Capolavoro di Santi Cicala
CANDIDA SUITE.il poema della Passione Capolavoro di Santi Cicala

 Vedi nelle RECENSIONI quella  di DANTE MAFFIA dedicata a CANDIDA SUITE di SANTI  CICALA

 

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Ma ora in quest’attimo sospeso, di tregua pace e morte,
questi cieli feriti disperdono le ultime piume
dell’albatro che remigava basso sulla palude.
Ora scendiamo ai sentieri più leggeri
odorando questo vento di morte, a passo a passo.
Corro verso mete vicine,
vertiginose come precipizi, ed ho le carni docili
di agnello ghermito dalle unghia rapaci.
Eppure questi cieli, e anche le piume trasportate dal vento,
eppure queste piazze e i selciati, questi acciottolati,
eppure queste agili mani e gli occhi, eppure i pianti insensati
e le parole, oggi ricorrono nei pensieri.

 

Nell’alba di piombo l’albastrello remigava basso
sulla palude.
E venne l’attimo che si spezzò, che rimase incerto
tra la notte e il giorno,
venne alle sagaci parole che furono carezzate
dal vento, visione di visione, quell’attimo
venne e si spezzò nelle intricate faccende,
nelle ore oscure del bisogno e del dolore,
nelle ore alacri del pianto e della noia,
quell’attimo venne e si spezzò

Siano rese grazie dovute all’alba che viene col canto
interminabile dei galli.
Il vento che raschia sotto le finestre è in compagnia
del sole, e scompigliano e mescolano chiarore ad acque miniate,
e sibila sul trave concavo alle orecchie dei pavoni
e gli asini sonnolenti.
Siano rese le grazie dovute all’alba che viene
sugli operai e donne di fatica
che non vollero dormire stanotte.
Un soffio d’aria s’insinuò
e carpì una scintilla al fuoco e dilagarono ancora
e sempre
e dilagarono ancora sulle anime dei condannati.
L’uragano è passato ed è passato per sempre, oggi
è passato l’uragano,
sulle onde del lago la notte ha recitato la prosa,
dal suo proscenio dorato si sporse una dama
e i fiori intrecciati a ghirlanda le fecero una buona accoglienza.
Qui, per questa effigie, una novità di rancori
venne scolpita sul duro marmo e gli scalpelli intinti
nel sangue cancellarono sapientemente le rughe.
Ora siano rese le dovute grazie all’alba e al giorno
che viene col canto interminabile dei galli.

 

 

(E’ Pietro a parlare. Descrive la fuga sbandata per le vie della città,
c’è poi il canto del gallo, il verificarsi puntuale della profezia del Maestro.
E poi che tutto è compiuto, la catarsi. L’inizio di una nuova era).

 

  SII GENEROSO !OSPITA ANCHE IL TUO AMICO

ROBIN HOOD !!!!

POESIE per una Principessa : amori giocosi al tempo di ROBIN HOOD

 

Sono passato da casa Principessa

mi hanno detto che era andata a messa

in questo giorno di sabato santo

 

ai nobili la messa calza come un guanto.

Ma io colgo l’occasione amica cara

per gli auguri di una buona e santa Pasqua

 

e se i poveri incontra per la strada

su via metta subito mano nella tasca.

E il mio augurio di resurrezione

 

vada anche ad amici parenti e buontemponi !

 

          *************************************

 

Passo nottetempo Principessa

percorro intrichi di foresta in sella

fino a giungere al castello lancia in resta.

 

E qui o donna tra gli astanti è ressa,

di modici questuanti, dispersi spasimanti;

ma su tutti devo aggirare guardie attente:

 

uomini armati che chiudono il passaggio

in queste notti in cui sognarLa è assaggio

di ciò che proverò tra le Sue braccia.

 

Oh Principessa Ella non sa che tedio

ogni notte superare le sue guardie:

ma ho portato con me quei bei liquori

 

- alcolici proibiti - ma i languori

dei guardiani armati fino ai denti

sono tanti e tali che presto mia divina

 

saranno a terra dormienti e supini!

Ed ecco sceso dalla mia cavalcatura

giungo alla porta grande imperitura

 

e poiché il Principe è tipo assai guardingo

prendo i cunicoli da lei suggeriti e… bingo!

entro e mi trovo in quegli anditi bui

 

almeno rischiarati dalle torce

e vengo su, salendo per le scale,

supero di quadri e spade grandi sale,

 

e poi mi aggiro per luoghi perigliosi

e intanto l’ansia sale, e i miei golosi

sensi, vibrano si, Principessina amata;

 

fino che in fondo a un vano semibuio

di porpora rossa, un baldacchino!,

vedo Ella, oh è in attesa commossa,

 

e quasi quasi mi scappa l’inchino:

O Principessa, mia adorata donna,

io che l’ amo con la gonna e senza gonna

 

eccomi giunto al nostro appuntamento

sferrando attacchi ad ostacoli in fila

per riammirare il suo etereo portamento:

 

che donna mirabile, che corpo sinuoso,

che animo gentile, e occhi trasparenti,

sarà che furon nobil suoi parenti, o donna,

 

ma ora amiamoci con reciproci consensi,

e mentre dei baci serviamo la portata

chiudiamo le porte e… Alla prossima puntata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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