Harielle Rosy De Luca

4° CLASSIFICATA AL PREMIO ''SEMPRE CARO'' 2013

'' Canto notturno della diaspora''

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                        POESIA 4° CLASSIFICATA

           '' CANTO NOTTURNO DELLA DIASPORA ''

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 Canto notturno della diaspora 

 

O bianca luna che senza mai fermarti

governi i moti dell’umana specie,

non so se ami il tuo oscillare di terra in terra,

oppure se, migrante come me, sia tu sospesa in diaspora eterna.

Dal fondo della chiatta

affidata al capriccio delle onde, scruto il tuo volto,

fiero come la donna che lasciai in Nigeria,

e i venti che battono il barcone mi fanno rievocare

della mia vita l’eterno movimento.

Su questo guscio leggero come noce

i ricordi si alternano ai marosi

e come relitti riaffiorano memorie

di canti e di tamburi, di fame e di dolore.

Contano i vecchi che natura dello schiavo è la parola,

dell’uomo libero l’azione:

così, mentre i campi rosseggiavano di arachidi,

partii un giorno da Aba, città dai tetti bianchi,

in tasca un fiore di ibisco

che Amina tolse dai capelli prima di benedirmi.

Se destino della scimmia fu lasciare il suolo

per andare a vivere sugli alberi,

sorte dell’africano è abbandonare la sua terra,

viaggiare verso mille città, percorrere nastri di asfalto sconosciuto

ed in silenzio patire nel buio del fondo di un camion,

gli sguardi muti dei compagni di avventura, sul volto impresse

storie simili, la stessa nostalgia di casa nell’anima.

“Coraggio, Ali, questo è il ventre dell’Africa”, mi dicevo,

da Lagos alla Libia percorrendo strade ignote,

respirando terra e sudore, deserti , olezzo di petrolio .

A Tripoli la bella per la prima volta vidi il mare

e da lì iniziò il percorso verso il cuore d’ Europa.

Come gazzella che, quando è catturata,

strilla non per piatire un impossibile rilascio,

ma perché il grido del debole al cielo giunga,

il destino dell’uomo richiede di salire sul barcone con cuore coraggioso

prima di affidarsi al capriccio delle onde.

Dai flutti crebbero marosi,

diventaron burrasca, procella:

qualcuno sparì oltre la sponda,

qualcuno smise di respirare,

qualcuno cessò di sperare.

Promessa di vita nuova,

desiderio di amore, terra, ove sei tu?

Nella notte sorpresa e senza ombre

venti africani disperati

mirano te, candido astro indifferente,

e Ali, ti chiede, luna migrante in diaspora eterna:

hai tu pietà per questa umanità smarrita che

muore di sete e di dolore

in un barcone perso nel Mediterraneo?

 

 

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IL SUSSURRO ED IL TORMENTO....

A M.

Tutti i fiumi portano all’oceano

E tutte le vie guidano a te, anima mia.

Sarò lo scrigno che raccoglie il pianto

Il vaso che ospita i sospiri

Lo specchio di trasparente vetro

Che riflette in silenzio

Il sussurro e il tormento.

 

Ma non temere,

Sarà Speranza a rischiarare i nuovi giorni

Che ci attendono in una verde terra

Di colori tersi e incolpevoli.


OBLIO

Nel ventre del fiore di loto

nascono mondi, universi muoiono.

 

Sparisce la memoria di promesse

racchiuse in un bocciolo di primavera,

restano chiusi i miei occhi grandi

rigati di sale, e il ricordo

di un tango lento suonato

nel solco della notte.

 

Nel ventre del fiore di loto

muoiono giorni, nascono tramonti.

Poesia "LA TERRA" 1° CLASSIFICATA  SEZ. B TEMA ECOLOGISTA
Poesia "LA TERRA" 1° CLASSIFICATA SEZ. B TEMA ECOLOGISTA

TERRA
 
Sono la Terra:
suolo di rocce e di cristalli,
brezza che forgia le colline,
immensi oscuri oceani,
pioggia che stilla
gocce d’argento dal suolo alle fonti
per calmar la tua sete.
 
Sono la cima che ti sfida con le sue fiere vette
e che ti rende dolce il ritornare a casa,
sono il mare rigonfio d’onde
e di quesiti senza risposta.
 
Sono la Terra,
la notte delle veglie sensuali e dei neonati affamati,
lo stupore dell’aurora rosata,
il vento iemale delle fredde stagioni,
la foga della tempesta e del ciclone.
 
Sono la Madre di cui invochi il nome
cercandolo nelle memorie di una trama antica:
una donna di rara bellezza
generata da un mare sapiente,
un bambino dall’amore illimitato
venuto a salvare il mondo,
un uomo dall’anima grande
che parla di pace,
 
tutti sulle mie sponde nati
e al grembo ritornati
dopo un giro di danza nei giardini,
cercando di squarciare il velo
che tace il segreto, oltrepassando la soglia del sogno:
 
io sono la Terra.

A Sofia

Dal davanzale dal quale
ti affacci e guardi noi,
sono sicura che sorridi e ti diverti
a sentire il rumore della vita.
Ricordo ancora quelle risa aperte,
quelle corse a rotolarti sui prati,
quasi piùdi me bambina.
E come stanno le tue mani?
Sono ancora così piccole e bianche?
E quei grandi occhi da ragazza
che mi guardavano regalandomi dolcezza,
sono ancora saggi e onniscienti?
chissà se qualche volta pensi a me,
madre così lontana anche dai sogni,
se oggi ti affacciassi al davanzale della vita
chissà se ti ricorderesti di me ancora
che ti ho persa da anni,
che serbo stretta tua memoria bambina,
eche non riesco mai a cancellare nel ricordo
le ultime immagini di te senza parole...

E' QUELLA TENEREZZA

Non è il grigio dei tuoi occhi
Densi come nuvole
Ad ispirarmi versi
Né la piega delicata del tuo labbro
Che si tende in un sorriso inatteso

Non è l’arco delle ciglia ad attirarmi
Né le tue mani fibrose
Che nelle notti seminano promesse

Ma è quella tenerezza
Che mi sale dai fianchi
E che mi far tremar la voce

E’ quella leggerezza
Che avverto in quello che non dici
Nei pensieri che trattieni come nuvole gravide di pioggia
Nei tuoi ricordi, nella tua storia antica
Nelle pieghe della tua vita prima della mia era

Si, quella tenerezza
Che mi fa stare come una madre veglia al capezzale
Il suo bambino dall’ombra concepito

 

GENNAIO

Non sapevo che fossi di vento,
Di ghiaccio e neve sporca,
Anima mia
Nata nel sole e nel salmastro,
E che le mie mani infreddolite
Non avrebbero potuto porgerti
La coppa d’alabastro dell’amore.

Furono petali di brina
Le rose bianche
Che spargesti sul mio seno?
Vorrei tenerle ancora strette
Tra queste mani sole
Gelide come aiuole
Sfiorite a gennaio
Morte di nostalgia
Quando tu sei sparito
Nel bianco inverno dei ricordi.

 

 

HARIELLE ROSY DE LUCA, 2012

Sono migrante per natura e vocazione, i miei versi parlano per lo più di passione.
 L'amore per la poesia nasce dalle mie radici napoletane e dalle contaminazioni con la vita culturale della capitale, nei cui pressi ora vivo da anni, all'ombra della Villa di Adriano a Tivoli.
Lavoro come insegnante in un liceo e svolgo attività di mediatrice interculturale.
 Ho pubblicato dei saggi online sulla diaspora giamaicana e sulla cultura reggae,nonché sulle migrazioni dei napoletani. Nel 2010 una mia poesia ha vinto il primo
premio del concorso di poesia organizzato dalla  “Leopardian Community”  di Recanati e con un'altra mi sono piazzata al secondo posto del concorso "Io racconto 3" organizzato
 dal Comune di Firenze per la sezione poesia senior.

 GRUPPO CULTURALE
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