Il poeta prof. GIAN MARIO MAULO ci ha lasciati .

Il Poeta GIAN MARIO MAULO, scomparso proprio ieri, 1 novembre 2014, ci ha lasciato un meraviglioso dono: l'ultima sua poesia che propongo a tutti voi, quale testamento di una vita dedita a Dio ed al Prossimo .
Ricevo dalla Famiglia:
''La poesia che papà aveva deciso di inviarvi oggi.''

I funerali si terranno lunedì alle 15 alla Chiesa Santa Madre di Dio. Non fiori, ma opere di bene.

...

braccia da orante e radici immense

 

ALBERO DI VITA

 

Non amo il vento in cima alla collina

e novembre gravido di nebbia nella tomba

né i crisantemi densi di paura

sbocciati ai vivi e subito recisi:


vorrei per manto di riposo un prato

e un albero di ulivo con le braccia

da orante e le radici immense;


non abito parole di bronzo

e loculi in cemento armato:


la mia casa è una lingua di fuoco

attinta al cero della pasqua

a primavera

quando la morte

non recide la vita ma la compie.

Altro...
— con Stefano Bianchi e altre 9 persone.
Il Poeta GIAN MARIO MAULO, scomparso proprio ieri, ci ha lasciato un meraviglioso dono: l'ultima sua poesia che propongo a tutti voi, quale testamento di una vita dedita a Dio ed al Prossimo . Ricevo dalla Famiglia: ''La poesia che papà aveva deciso di inviarvi oggi.'' I funerali si terranno lunedì alle 15 alla Chiesa Santa Madre di Dio. Non fiori, ma opere di bene. braccia da orante e radici immense ALBERO DI VITA Non amo il vento in cima alla collina e novembre gravido di nebbia nella tomba né i crisantemi densi di paura sbocciati ai vivi e subito recisi: vorrei per manto di riposo un prato e un albero di ulivo con le braccia da orante e le radici immense; non abito parole di bronzo e loculi in cemento armato: la mia casa è una lingua di fuoco attinta al cero della pasqua a primavera quando la morte non recide la vita ma la compie.


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Nella prima foto in alto :IL NOSTRO CARO GIAN MARIO MAULO, ALLA GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA, ORGANIZZATA DALL'ASSOCIAZIONE
''LEOPARDIANCommunityCORO A PIU' VOCI'', PRESSO IL ''CENTRO MONDIALE DI STUDI LEOPARDIANI'' DI RECANATI, LEGGE UNA INTERESSANTE RELAZIONE . GRAZIE ANCORA GIAN MARIO PER QUANTO CI HAI DONATO !!!!

Introduzione di Gian Mario Maulo .21 Marzo 2012- Giornata Mondiale della Poesia.

In questa foto GIAN MARIO MAULO ( dx) a Recanati al CENTRO STUDI LEOPARDIANI,con l'Assessore Andrea Marinelli ed il sindaco di Monteprandone Stefano Stracci (sx), alla ''GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA', 'NEL 2011, organizzata dall'Associazione ''LEOPARDIANCommunity CORO A PIU' VOCI''di Porto Recanati. ==============================

23 marzo 2013 :Gian Mario Maulo  SOCIO ONORARIO

RECANATI, 23 MARZO 2013. -GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA- GIANMARIO MAULO E' ASSENTE E , PER LUI, RITIRA LA TARGA ADRIANO ACCORSI, AMICO E POETA.
RECANATI, 23 MARZO 2013. -GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA- GIANMARIO MAULO E' ASSENTE E , PER LUI, RITIRA LA TARGA ADRIANO ACCORSI, AMICO E POETA.

Nuove liriche

 

GOCCIA DI MARE

 

Una goccia di mare nel palmo della mano,

una goccia di sole negli occhi del mattino:

 

nasce la vita da un bozzolo di luce,

il mondo sboccia dal deserto in fiore.

 

Forse è un sogno l’universo, un dono,

un gioco d’amore senza fine:

 

solo i frammenti del cosmo che diviene

narrano il volto, il desiderio, il nome.

 

(variazione sul salmo 18)

 

 

IN RETE

 

La rete

è piena di messaggi

interrati in cavi coassiali,

oppure in fibre ottiche,

o trasmessi via satellite,

in segnali analogici,

o convertiti

in forma digitale.

 

Username

e password

garantiscono la privacy

nell’eremo globale;

alla massa, invece,

basta un catodico

fornito di decoder

per l’alta definizione.

 

Non si intrecciano i fili

nella rete di segnali,

ma le news

le immagini i suoni le parole.

Tutto fa spettacolo

dall’etere o dal ripetitore:

ognuno parla,

ma contano gli ascolti.

 

Nessuno è solo:

si vive in diretta,

connessi agli altri,

insieme ma virtuali.

Senza metafore,

il prodotto in codice

scorre piano nei canali,

ad una dimensione.

 

Macerata 23 marzo 2012

 

 

 

BILANCIO

 

 

E’ impossibile

fare un consuntivo,

incompiuti

i capitoli di spesa,

l’ultima cifra

sempre da venire. .

 

Non distingui

l’attivo dal passivo,

incassi

solo ciò che dai,

se depositi a tuo nome

il conto si riduce.

 

 

Soltanto delle cose

si fa partita doppia:

dare e avere,

entrate e uscite,

saldo finale,

chiusura di bilancio.

 

 

I calcoli misurano

solo ciò che hai

e chiudono in rosso,

in pareggio o col segno positivo.

A bilancio aperto, invece,

diventi ciò che sei.

 

 

Bologna 23 febbraio 2012

Mercoledì delle ceneri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IPOTESI PER PUBBLICAZIONE 2012

 

 

 dove

 

si posano

 

le ombre

 

 

Gian Mario Maulo

 

 

ATTESA

 

 

Anche se l’anima è smarrita

sulle orme di passioni antiche,

 

un cosmo di luce si dischiude

da queste pareti di emozioni:

 

 

 

nessuno mai potrà spegnere un’attesa

appena sfiorata dentro amare stanze,

 

 

 

che il giorno rigenera alla notte

le ali spezzate al desiderio;

 

pure i frammenti senza nome sanno

il mistero di percorsi incompiuti.

 

 

 

Macerata 8.3.2001

 

 

POSTNATALE

 

Lucida è la notte del borgo telematico:

cieli di stelle intermittenti,

alberi di luci tremule di gioia

e stanze di doni appena consumati.

 

 

Un coro di bimbi fra i canali,

TG commossi dai poveri di turno,

reti che vendono climi di famiglia,

e-commerce per tutti i gesù da coccolare.

 

 

Ora si attendono i dati della festa,

statistiche cifre e bollettini:

è il sazio rito dei mercati,

termometro sensibile del welfare.

 

 

Se la fiducia sale a piazza affari,

grazie ai consumi dell’ultimo natale,

sulla grotta del mondo il lieto annuncio

appare via satellite dalla borsa valori di milano.

 

Macerata 25.12. 2000

 

 

 

 

FRAMMENTI DEL BORGO

 

 

Tra le mani

le immagini appena infrante

di un vaso di cristallo,

 

atomi di luce

raccolti ad uno ad uno

sul parquet.

 

 

Come in uno specchio si rifrangono

bagliori incompiuti

ed attimi delusi di magia,

 

stagioni ancora da fiorire

sui campi aperti

oltre le colline il mare.

 

 

 

Ma i muri opachi

risorgono e i silenzi

sulle persiane e le case;

 

tornano gli ambigui spazi,

balconi/appartamenti,

misure d’anima feriali;

 

le siepi alte

a definire

proprietà private,

 

primavere/autunni

gli alterni colori

di un quartiere.

 

 

 

In fondo al vicolo,

forse,

si rivela un cielo.

 

 

Macerata 25. 3. 2001

 

 

 

 

 

LAGUNA

 

Sono nato altrove,

 

oltre le voci del borgo

reclino sopra la costiera,

 

dove i balconi fioriscono

spazi di stupore

 

e le siepi nascondono orizzonti

per svelare un cielo.

 

 

 

Ed ogni sera indugio

 

nel tempo immobile

della mia laguna,

 

dove il fiume si distende

al sole del canneto

 

ed esita ancora

a diventare il mare.

 

 

 

Ma domani si annuncia

 

un giorno di neve

leggera sopra il davanzale:

 

ed anche se le stanze vestiranno

di luce dal mattino,

 

della spoglia laguna

sarà più caldo il mare.

 

 

Montecosaro 15.4.2001

 

 

 

NON MI BASTA LA NOTTE

 

Non mi basta la notte

a dare un nome alle stelle

ad una ad una;

 

non mi basta il pensiero

ad abitare spazi inestesi

oltre l’universo;

 

non mi basta la luce

a misurare istanti

che il tempo non contiene.

 

 

 

Io non ho mani

per dipingere il volto

d’una nostalgia abissale;

 

prigioniero del sole,

tra i coni d’ombra

d’un numero informe di galassie,

 

cerco un’orma di passi inattesi

fra le sabbie

di questo cosmo incompiuto.

 

 

Macerata 28.10.2001

 

BALCONE

 

Il mio colore leggero

stamane

impalpabili refoli d’aria

 

e gocce sospese d’autunno,

che piano

s’insinua dentro le mura,

 

in questa incompiuta anima

della città,

rapita ormai dalla nebbia:

 

 

appena un vicolo chiaro, un angolo,

forse indolore,

balconi, persiane mai chiuse,

 

un brivido di ali sui tetti;

e torno fra le pareti

ancora fresche di tempere d’altri,

 

a dipingere solo emozioni

parole colline

campi di sole freddo sul mare.

 

Macerata 17.11.2001

 

 

 

 

 

 

NOTTE DI SAN LORENZO

 

 

Anche l’ultima stella è caduta

ed io non so dire alla notte

un desiderio una parola un sogno:

 

ancora un anno privo d’ambizioni;

e ad ogni luce che trafigge l’orizzonte

mi trovo con le mani vuote,

 

libero ormai per la speranza nuda,

dinanzi l’estrema chiarità

che viene dall’abisso primordiale.

 

 

Macerata 17.1.2002

 

 

 GRIDO

 

 

Ho nell’anima il grido e la ventura,

il silenzio dei secoli

che geme in fondo alla mia sera:

 

 

 

libera il vento della notte,

la brezza che sale

oltre la scogliera;

 

libera la voce della selva,

quando scendono le ombre

sulla terra inerte.

 

 

 

Solo l’antico oceano

sa il lamento di un abisso

che non ha confini.

 

 

Civitanova Marche 25.9.2002

 

 

 

 

 

 

VOLTO DI LUNA

 

Volto di luna, che traspari

da ricami di nuvole

in volo sopra la collina,

 

come grande è la notte

che ti ammanta

povera di stelle

 

e tradisce il sorriso di luce

nato alla sera

trepida sul mare.

 

 

 

Come lontano è il cielo

quando trascolori,

sentinella del giorno

 

libera e sola,

nella danza

immutabile del tempo:

 

gelida icona che seduci

dagli occhi d’ombra

alta sui monti.

 

Macerata 12.11.2002

 

PRENDI IL TUO AGNELLO

 

Quando apparirà

la prima luce

sarà l’eterno.

 

Prendi il tuo agnello,

pastore degli esseri e corri:

le nostre cornamuse di gioia

rideste dall’attesa

troveranno la strada nella notte,

inebriate al sapore dell’annuncio.

 

Domani

saremo

alla sua tenda.

 

 

Macerata 25 dicembre 2002

 

 

 

 

 

VENTO D’AUTUNNO

 

 

Il canto flebile del bosco

l’ultima luce

oltre la collina,

 

stormi di foglie

in volo

sopra il marciapiede

 

e brividi di sole

fra i rami

caldi di colore:

 

ali di vita

esitano in seno,

sui passi rapidi la sera.

 

 

Abbazia di Fiastra 6.1.2003

 

 

 

 

 

 

 

DANZA LA NOTTE

 

 

 

Sciami di stelle danzano la notte

il silenzio invisibile dei mondi:

danzano

figure effimere del cosmo

sulle ombre dell’abisso primevale.

 

 

Forme di luce librano leggere

in vortici inattesi di materia,

attimi

eterni che dal nulla nascono

all’ultima armonia dell’universo.

 

 

Danza la notte di spazi siderali,

frammento disperso d’infinito,

e vesti

di lucide inquiete geometrie

l’estrema nostalgia del giorno.

 

 

 

Macerata 2.2.2003

 

 

 

 

SOLO MADRE

 

 

Ti sentivo eterna,

 

ora che gli anni indugiano

oltre i cancelli del cortile,

sul prato sempre verde

e i vasi dai fiori di stagione.

 

 

Ti pensavo immortale,

 

come l’ulivo del giardino,

raccolta ormai nel desiderio

di spargere la vita ed il sorriso

stretto nelle mani stanche.

 

 

Ti sapevo presente,

 

discreta come il vento

leggero lungo la vallata

e il fiume libero e vicino

che mormora tra i giunchi.

 

 

 

Ora sei solo madre,

 

inerme volto di pace,

dono e silenzio aperto

sulle acque che piano

si fondono con il grande mare.

 

 

 

Montecosaro Pasqua 2003

 

a mia madre malata terminale

 

 

 

 

 

PENSIERI NOMADI

 

Nuvole bianche sopra la scogliera,

sulle onde un volo raso di gabbiani,

pensieri nomadi lungo la battigia:

 

del tramonto che sfiora l’orizzonte

e colora di noia il lungomare,

di tanta sera che fa più solo il cielo,

 

appena un’ombra si distende

sul campo dei girasoli ormai reclini;

e il chiarore avvolge la marina

 

i castelli di sabbia sulla riva

un velo ribelle di passione

che, inatteso, fa più vero il cuore.

 

Civitanova Marche 1.5.2003

 

VIALE DEI PLATANI

 

Le ombre che i platani

distendono lungo il marciapiede

non sanno la nenia che la sera

il vento dondola

ai campi fino alla marina;

 

e quando fra i rami scende

il silenzio magico dei nidi

muta è la brezza che dal molo

sussurra ai prati

memorie d’oltremare.

 

 

 

E l’anima del giorno si ritrae

fra i vicoli del borgo antico,

lontano l’effimera cura delle cose,

il vortice delle auto lungo il viale,

il cuore economico, la city.

 

Civitanova Marche 27. 6.2003

 

 

PRIMA LUCE

 

 

A quale soglia

di ambigue chiarità,

a quale balcone di stupore

sporgermi non oso,

 

 

 

rapito ormai

in un tunnel di luce

lungo spazi inestesi

che sbocciano dal nulla,

 

 

 

colori informi, immagini

da un magma primordiale,

orme d’ignoto sorprese

in segmenti di incompiute fughe.

 

 

Macerata 25.7.2003

 

 

 

 

 

PINO MEDITERRANEO

 

 

Il pino solitario

che vive ricurvo lungo il litorale,

le braccia scarne a mendicare

un sole verso la collina,

sa il vento freddo dei Balcani

che brucia le dita di aghifoglie:

bellezza estrema,

residuo grido dalla terra al cielo,

 

forma essenziale

al nostro immaginario quotidiano.

 

 

 

Ora hanno messo a dimora

nuove specie arboree

nel camping che recinge

il tempo libero di fine settimana

e un’ombra d’altri avvolge

la festa oraria del popolo gitano:

alberi d’alto fusto

anime sospese sopra le piazzole,

 

figura effimera

di un rito ormai da consumare.

 

 

 

Ma quando l’autunno

veste di noia il lungomare,

un prato di foglie

è il camping dei salici piangenti

e il vento amaro

che sibila tra i rami

mormora ai chioschi

pensieri di un popolo feriale:

 

pino del mare, immobile,

le mani levate ad invocare.

 

 

Porto Recanati 7. 8.2003

 

 

GOLFO DEI POETI

 

 

E’ l’ora

di prendere il largo

da questa lucida sera,

 

dal seno di mare

che approda

fra vicoli d’ombra,

 

una goccia di perla

negli occhi

dell’ultimo sole,

 

 

 

 

 

le reti del giorno

le barche

inutili sull’arenile.

 

 

 

 

Parole sommesse

di un’onda

più piana sul molo,

 

il faro i gabbiani

custodi

lontani in attesa,

 

un alito freddo di luna

sui remi

la notte senza confini.

 

Lerici 4.10.2003

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GUARDIANO DEL FARO

 

 

Non ci sono più luci

che cullano i remi,

sentieri di luna

volubili

come la notte,

 

lo specchio di un’onda

fra inquiete

pareti di vento,

un seno d’anima,

dopo tanto mare.

 

Fra queste mura

d’assenza

la trama delle ore

che attende

il guardiano del faro.

 

Portovenerei 5.10.2003

 

 

 

 

FOGLIE D’AUTUNNO

 

Foglie d’autunno

cadono leggere

sui passi del giardino,

 

ombre d’anima

che tornano

alla terra madre:

 

fra i platani

vagano deluse

effimere forme di colore,

 

i rami levati

alla nuda chiarità serale,

le fredde radici nella notte sola.

 

Abbazia di Fiastra 30.11.2003

 

 

 

 DOVE SI POSANO LE OMBRE

 

Dove si posano le ombre

che al tramonto

s’allungano oltre il molo

 

e il coro dei nidi

che si spegne

sul tiglio appena è sera?

 

dove il profumo di robinie

che seduce

il parco a primavera

 

e i colori che vestono

d’autunno

il bosco di faggi e ippocastani?

 

 

 

Forse le siepi di prunalbo

in festa

nei campi ormai rinati

 

sanno il mistero di un cosmo

che si compie

quando ritorna al suo principio,

 

forse in seno alla morte

si rivela

il volto di una vita nuova

 

e questo ambiguo dramma

annuncia

una forma una bellezza antica.

 

 

Macerata 1.12.2003

 

UN ALTRO GIORNO

 

Un altro giorno

uno stupore antico

si dischiude

sulla tela di campi e casolari,

appena dipinta di mattino:

 

e colline di luce

invadono la stanza

ancora sopita di colori.

 

Si tinge di una vita nuova

il sorriso leggero

dell’aurora,

orma dei sogni,

libero spazio di emozioni:

 

un soffio d’anima,

una forma

che nasce oltre il mio confine.

 

 

Macerata 14.2.2004

 

 

 

ANIMA DI LUCE

 

Un’anima di luce

indugia

fra le pagine di vita quotidiana,

 

mentre dissolvono

immagini e colori

in una solitudine polare:

 

incontro a Te,

ora che vuota

è la stanza di pensieri amici;

 

 

ai campi rasi

da un soffio di sole a tramontana

lascio l’ombra fedele che mi insegue,

 

distesa in un prato di silenzio

alto

sopra la pianura,

 

un raggio effimero d’aprile

infranto tra le robinie

gravide di fiori.

 

 

Davanti a Te,

quando immobile è la brezza

fra la terra e il mare

 

e una penombra inquieta

trascorre

lungo il fiume,

 

immerso

nel sonno vivo delle cose

che avvolge in una notte sola.

 

 

 

Macerata 8.3.2004

 

 

 

 

 

 

.

TEMPORALE ESTIVO

 

Occhi di nuvole ribelli

sui prati di silenzio

i campi di grano i girasoli

 

e vortici di petali rapiti

alle siepi dense di paura.

Bagliori d’ansia all’orizzonte.

 

 

 

Un brontolio di noia

glissa ai filari di vigne ed uliveti.

Le gocce violente della sera.

 

 

 

E un cielo di stupore torna

fra i cirri di sogni ed emozioni

sospesi dietro il casolare;

 

balconi di luci solitarie;

un volto appena osato

le mani oltre le persiane.

 

 

Macerata 8.7.2004

 

 

 

UN RAMO

 

Solo i gabbiani

posano leggeri,

le ali controvento,

sulle onde di maestrale;

 

fra le braccia violente

del mare

un ramo smarrito

un volo franto di rondone.

 

 

Civitanova Marche 9.7.2004

 

 

 

 

 

 

 

I.

 

 

 

 

LE COLLINE IL MARE

 

 

 

 

 

OMBRE DI PRIMAVERA

 

In un velo di nuvole

distesa è la corona dei monti

sul cuore del mattino:

 

anche il candore della neve

si nasconde

agli occhi della prima luce.

 

 

 

Non so dove sbocci

ai pascoli dell’altipiano

la primavera fiorita di colori,

 

se il dono che annunci dall’aurora,

con mani d’ombra,

avvolgi ogni giorno di mistero.

 

 

San Liberato 31.8.2004

 

DOVE VOLANO LE LUCCIOLE

 

 

Dove volano le lucciole

sospese tra i rami del giardino

e le stelle nate alla notte

in fuga prima dell’aurora?

 

 

 

 

Forse la brezza che dal mare

solleva le ali della sera

le rapisce ai prati di silenzio

confuse tra i sogni più leggeri.

 

 

Forse la luna, che sorride

ai passi alterni su per la collina

e all’immobile andare sopra il cielo,

oltre il buio le guida, oltre la paura.

 

 

 

 

Eppure senza la notte

non ci sono le lucciole e le stelle

e senza un volo gravido di luce

non c’è più cammino.

 

 

 

Macerata 27.9.2004

 

 

 

ECLISSI

 

 

Un grido inerme di gabbiani

sopra la scogliera;

fra le onde sospesa

è la penombra muta di lampare.

 

Nell’aria di resina

il fremito opaco di pineta,

il sibilo dei giunchi

oltre la palude.

 

Svaniscono le forme

sinuose delle mie colline:

nel grigio chiarore

il volto inerte delle cose.

 

 

 

Troppo breve è questo sole

che muore alto nel cielo

e vuota è la clessidra

che palpita di attesa:

 

non ho più gli occhi

per vedere il mare,

quando i raggi tornano

obliqui a fugare la paura.

 

Oltre lo spazio effimero

cerco la luce ed il colore:

so di una vita che viene

su l’orma mortale delle ore.

 

Porto Potenza Picena 4.10.2004

 

 

 

 

 

PARCO D’INVERNO

 

 

 

Si vive sempre da soli

questa opaca morte dal tempo,

 

un silenzio freddo che disperde

i colori di stagioni amiche:

 

 

 

nell’ora che si nega il sole,

insegui almeno una parola

 

un’orma che insieme ci conduca

oltre i muri alti del parco.

 

 

 

Macerata 2.11.2004

 

 

 

 

 

 

NINFEE D’AUTUNNO

 

Un refolo di luce dietro la collina,

i passi obliqui del tramonto,

viali di parole opache;

 

forse è la luna fredda d’oltremare

a tingere d’autunno il cuore del giardino

il prato di foglie i rami l’altalena

 

un lago informe di memorie

negli occhi bianchi di ninfea

il desiderio il sogno:

 

immagini senza divenire

e nudi riflessi primevali,

lo specchio di narciso solitario.

 

Macerata 24.11.2004

 

 

CONO D’OMBRA*

 

 

Come freddo è questo cono d’ombra

che obliquo si protende sull’oceano

a velare una presenza inquieta!

 

anche i muri di luce che innalzo

a metafora di un cosmo razionale

disegnano solo una fisica d’automi

 

aperta su abissi di caos e/o di mistero:

sono doglie del parto d’una terra madre

che genera alla forma della vita piena!”

 

ma c’è Qualcuno che plasma (e come?)

l’immane divenire di un mondo

che si espande oltre la figura del presente?

 

e quale futuro ha la vita di ciascuno

(cuori di carne travolti da tsunami)

in questo universo che si evolve?

 

 

Dall’onda che scuote questa sabbia umana,

ribelle ed insieme responsabile,

pastore della nuova creatura che saremo,

 

si leva una infinita nostalgia

dell’Alfa e dell’Omega del Tutto,

l’affranta speranza di Colui che viene.

 

 

*meditazione sullo tsunami

 

Macerata 26 1.2005

 

 

 

D0PO AUSCHWITZ*

 

 

Anche se non so nuotare

vorrei tanto attraversare il mare;

 

non ho le ali per volare

eppure mi immagino a planare sopra la vallata;

 

non so suonare il piano

ma le dita mi fingono pianista di melodie mai scritte;

 

e non ho memoria dei sogni della notte

ma nascono ancora a frotte le emozioni:

 

non posso più credere ad un ‘Onnipotente’

e mi trovo a sperare contro la speranza.

 

 

 

Macerata 27. 1.2005

 

 

 

*per la memoria dei lager, dei gulag, delle foibe

 

 

 

 

GIARDINI D’INVERNO

 

Le ombre

che vestono di freddo

i passi del giardino

non nascono oltre i cedri pensosi

in cima alla collina:

tra i rami nudi e i petali reclini

è il cuore opaco della sera.

 

 

Al di là dei cancelli,

che in seno

racchiudono parole amiche,

la memoria l’orma il desiderio:

e gli ultimi bagliori

radenti sui campi di grano e gli uliveti

distendono un’eco leggera fino al mare.

 

 

Ora la notte

che cela i suoi colori

agli occhi del cammino

attende con ansia la voce della luna:

non ho più sogni tra le mani

non ho più paure,

solo una brezza di libere emozioni.

 

Macerata 8.3.2005

 

 

 

SERA DEL PARCO

 

 

All’angolo del parco

riposa la casa dei bambini:

una pausa di silenzi amari

ai giochi stanchi del giardino.

 

Forse domani tornano le voci,

sul prato, sopra l’altalena

che dondola di noia

ombre impalpabili di sera.

 

Tra i rami freddi del tramonto

pulsa segreto il desiderio,

il lucido spasmo

di una vita nuova.

 

 

Macerata 18.3.2005

 

SALMO DI PASSIONE*

 

 

La tua casa mi avvolga di tepore,

quando sento la fatica di vivere,

come un grembo di donna

culla il sonno del bambino;

 

la parola di vita mi ridesti

dalla morte che mi nasce dentro,

come il vento che la sera

si leva dal lago verso la radura.

 

 

Le tue mani si posino leggere

sulle piaghe che segnano la carne,

come rugiada che la notte

ristora le foglie del giardino;

 

e la tunica intrisa di passione

rivesta il freddo della mia paura,

come fiori che ammantano di luce

le siepi e le spine di prunalbo.

 

 

I tuoi pani diventino una mensa

per il volto smarrito della folla,

come briciole di madre

al nido che pigola di fame;

 

i tuoi occhi nella mia prigione

oltre i sassi che lapidano il corpo,

come il sole batte dall’aurora

alle porte in attesa o ancora chiuse.

 

 

E l’acqua attinta dal tuo pozzo

estingua la sete senza fine,

come pioggia invisibile che cade

sui gigli del campo e sul deserto.

 

 

*meditazione sulle ‘opere di misericordia’

 

Macerata 28.3.2005

 

 

TU SEI IL SILENZIO E LA PAROLA*

 

Tu sei il silenzio e la parola,

l’inquieta assenza che abita fra noi,

il volto ineffabile dell’altro;

 

sei l’abisso dell’essere nel nulla,

il velo invisibile dell’assoluto,

l’eterno che nel tempo si dipana;

 

sei la luce che abbaglia la mia notte,

la vita che nella morte si rivela,

la via che all’infinito trasfigura in meta;

 

sei il fiore che si eterna in seme,

il gemito primo ed ultimo dell’universo,

la sponda inarrivabile del grido umano;

 

sei la bellezza incontenibile del mondo,

il tutto che il frammento non comprende,

la pienezza oltre il cosmo che si espande;

 

sei l’orma che viene dal profondo,

l’icona invocata di un’immane attesa,

la ricerca la sete il desiderio;

 

sei il dono che di noi ha bisogno,

il sublime che nasce dall’assurdo:

sei lo stupore l’estasi il mistero

 

 

* “Deus coincidentia oppositorum

(Niccolò Cusano)

 

Macerata 28.4.2005

 

 

PER PIANO SOLO

 

L’ombra ricurva sopra la tastiera

le mani sospese ad una pausa immensa:

 

istanti rappresi in una dissonanza eterea

sul pianoforte denso di incompiute fughe.

 

 

Concerto senza nome, senza parola,

da un pentagramma che non ha più mèlos,

 

neppure un leitmotiv una memoria,

solo l’ultima nota che oltre il rigo si distende.

 

Macerata 17.5. 2005

 

 

 

UN VOLTO DI COLORI

 

Un volto di colori ebbro di sole

al balcone vestito arcobaleno,

 

al vento nomade ai campi ai casolari

al verdazzurro della mia vallata.

 

 

 

Un rapido guizzo di rondone

su le rughe del bosco e la collina,

 

il primo volo trepido fra i rami,

un nido inerme nel prato.

 

 

 

Abbazia di Fiastra 25.6.2005

 

 

AGENDA

 

Pagine al vento

avanti indietro

a scarmigliare

brani di vita quotidiana:

 

fogli di cose

- fare, comprare -

segni feriali

dalle otto alle ventuno.

 

Non c’è memoria,

neppure in interlinea,

di sogni paure

ed ambizioni;

 

fuori agenda

la folata inattesa

che chiude

il mio ‘quo vadis’.

 

 

Macerata 5.10.2005

 

 

 

 

 

 

 

 

LE OMBRE

 

Le ombre

che tornano la sera

nel cortile di voci ed altalene

 

hanno il volto dei sogni

 

dipinti dall’aurora

nel puro spazio di colore

disteso fra le colline e il mare.

 

 

 

Anche la luna

pendula fra i rami del giardino

sorride alle ultime emozioni

 

che magiche s’accendono

 

tra pareti di vita

memorie d’altro

parole ed illusioni.

 

 

 

 

Non ho più tempere

nel mio atelier

per tingere di luce

 

le orme della notte;

 

sul limitare inquieto dell’anima

guardo negli occhi

il silenzio che viene di lontano.

 

 

Macerata 19.10.2005

 

 

 FIORI DI FUCSIA

 

Un ramo di colori rosa e bordeaux

ho divelto

tra refoli d’autunno

al davanzale dei monti Sibillini,

 

per donare vasi di talee

ai balconi di nebbia

che la sera

aspettano la luna pellegrina.

 

Che i fiori di fucsia

segnino alla notte

il cuore del cammino?

macchie di luce

 

 

immagini di eterna primavera

agli occhi nomadi

e pensosi

che cercano lontano.

 

Macerata 5.11.2005

 

SULLE ACQUE

 

Su i remi

si posano leggere

le ombre della sera,

oltre

l’ultimo velo di colori

il volto della notte vasta.

 

 

Cerco l’orma

che ti ha reso vivo

sulle onde

che danzano lungo la marina

al passo inatteso

di una nostalgia che sale.

 

Io so

i naufragi della mia ventura

le rotte

perdute in lucide illusioni

i mari

osati soltanto al desiderio.

 

 

Sulla sponda

di un oceano ignoto

l'approdo 

che nasce dall’abisso

il mistero

che viene sulle grandi acque.

 

 

Civitanova Marche 26.2. 2006

 

 

 

QUI SI CONCLUDE LA PRIMA PARTE DEL NUOVO VOLUME DI

GIAN MARIO MAULO: LA MEMORIA MI DICE CHE SI DEVE FARE STOP.....

 

               §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

... la luna fiorirà di sogni
liberi d'essere
nel seno della notte ...
G. M . Maulo

 

TENDA DI LUCE

 

Tu non abiti

la casa delle mie parole,

 

tenda di luce

piantata

fra le dune del silenzio.

 

 

Tu non sei

l’icona vestita di colore,

 

volto nascosto

oltre lo sguardo

l’attesa il desiderio.

 

 

Tu non sei

il cammino segreto della vita,

 

pellegrino

di un cosmo

violato dalle nostre mani.

 

 

 

Tu non sei

il sospiro che viene dal futuro,

 

grido represso

da una trama

tessuta di passioni.

 

 

Tu non sei

la forma che plasma l’in- finito,

 

straniero

che non ha una pietra

dove posare il capo.

 

 

Tu sei

il Vivente,

 

il segno dell’uomo

che nasce oltre la morte,

il punto Omega oltre l’universo.

 

Macerata 17 maggio 2011

 

 

 GRUPPO CULTURALE
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